Nel 2021 Sebastian Vettel festeggerà i 15 anni di carriera in Formula 1. Non lo farà però a bordo della Ferrari, perché a partire dalla prossima stagione, il quattro volte campione del mondo sarà un pilota Aston Martin, nuova scuderia che tenterà l’avventura nella massima competizione motoristica del mondo. In una lunga intervista, Sebastian Vettel si è aperto a 360 gradi, raccontando il suo modo di affrontare la Formula 1 dopo tanti anni in questo sport, ma anche ammettendo il suo fallimento con la Ferrari, data la mancanza di un titolo mondiale.

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Le parole di Sebastian Vettel

Una previsione sul futuro di Mick Schumacher 

“La situazione per com’è adesso è molto difficile per lui ma credo la stia affrontando in un modo molto maturo, che non ti aspetteresti da un uomo che ha passato appena i 20 anni. Vederlo sulla macchina di suo padre, quel giorno, in quel week end, è stato qualcosa di surreale. Mi piace, è un bravo ragazzo. Sapendo chi è stato suo padre e ciò che ha significato per me, è stato molto molto speciale”

Dopo 14 anni in Formula 1 che emozione si prova a vincere? 

“Non dura molto dopo la gara quella sensazione. Non voglio sembrare stupido, ma conta sempre meno oggi. Realizzi che si tratta più del viaggio, di quel che ti ha portato a vincere. Mi piacciono i trofei, è ovvio… vincere ti dà la conferma assoluta di ciò che hai ottenuto. Sono molto competitivo e vengo guidato dall’ottenere il risultato, ma non so. A volte mi chiedono se ricordi ogni mia vittoria? Sono 50, 51, 52, 53… non ricordo il numero esatto. Quanto pole ho fatto? Non lo so. Campionati si, quattro, è più facile.
Quando parlo del 2012, quella gara in Brasile, è più intorno alla storia che non nella vittoria in sé. Per questo dico che è sempre meno importante. Ovviamente sono qui per vincere, non fraintendetemi, amo guidare, amo le corse ma non lo farei solo per quello. Devo avere la sensazione di poter vincere la gara, avere la chance. Vincere è ancora importante ma è più una conferma per me”


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Come è cambiato l’atteggiamento di Sebastian Vettel dopo 14 anni di Formula 1? 

“Si, credo sia cambiato l’atteggiamento verso la Formula 1. Sono la stessa persona ma impari molto lungo la via, impari molto della Formula 1 ma non solo, anche delle persone, del correre e di molto altro. Ha cambiato la mia visione, la amo ancora ma è un amore diverso da quello di quattordici anni fa, è inevitabile. Guardo se c’è qualcosa da imparare ma non guardo mai al passato, a quanto sono stato grande, solitamente guardo solo e sempre avanti”

L’esperienza di Vettel in Ferrari è stata fallimentare? 

“Non penso che me ne andrò con dei rimpianti. E’ vero che ho fallito, non sono riuscito a vincere il campionato con la Ferrari. Ci sono cose che avrei dovuto fare meglio, cose che avrei dovuto vedere prima, lotte che forse non avrei dovuto fare. Però ogni cosa che ho fatto mi ha portato a dove sono adesso. Non parlo solitamente di cose accadute in pista, come perdere la macchina a Hockenheim su condizioni di pista mezza bagnata e mezza asciutta, tanti indicano quello come un punto basso. Se devo essere sincero, onesto e duro, ho fallito. Ci sono stati dei motivi ma non li prendo come scuse”

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La nuova sfida in Aston Martin

“C’è stata la mentalità e il desiderio di fare davvero qualcosa di buono. Sembra essere un progetto divertente e voglio esserne parte. E’ molto diverso da Ferrari, sul punto di vista delle corse, dove si trova adesso e dove sarà in futuro Aston Martin, ci sono tante cose che si faranno per la prima volta, sarà un viaggio molto sfidante per il team e spero di poter contribuire a tante cose e fare bene in macchina e fuori. Amo le corse, ogni volta non vedo l’ora di iniziare. Come detto, non mi pento dell’ultimo anno e il mio tempo passato in Ferrari, è un team diverso, una cultura diversa, però si, alla Ferrari è un team speciale in molti versi e dove andrò sarà tutto molto diverso” 

Come si gestisce la famiglia di un pilota di Formula 1? 

“Quando hai dei figli non cambiano molto le cose. Non ti rallenta sul cronometro, non è come se consapevolmente assumessi meno rischi o attaccassi meno. Però allo stesso tempo ti dà una prospettiva completamente diversa su te stesso, sulla vita in se, di certo ha un impatto enorme e cambia le cose. Mi piace stare a casa perché non mi fa pensare alle corse. Le cattive gare mi tengono ancora sveglio la notte, anche se molto meno rispetto al passato. Tendo ad abituarmi. Considerato dove mi trovo nella mia vita, è bene avere distrazioni, vai a casa e non c’è niente focalizzato sulle corse, ti rilassi e basta con moglie e figli. Non ci sono foto sui muri, non l’ho mai voluta così, non è su di me ma la casa come famiglia. Ho ovviamente un posto dove tengo tutte le cose, colleziono, tengo molte cose perché un giorno sarà bello averle. Anche i piccoli regali dei tifosi”

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