Da quando il calcio si è fermato a causa del coronavirus, le società italiane e la Lega Calcio si stanno ponendo molte domande. La Serie A potrà riprendere in tempi brevi? Probabilmente non sarà così semplice, ma al di là della ripresa del gioco il problema principale consiste nel danno economico subito da tutte le società, ma non solo quelle di Serie A. Le leghe minori sono infatti pesantemente danneggiate dalla situazione. Per molti l’unica soluzione potrebbe essere il taglio degli stipendi, ma l’ipotesi non è così semplice. Andiamo a vedere perché.

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Il taglio degli stipendi dei giocatori è davvero possibile?

L’emergenza del Covid-19 sta mettendo in difficoltà tutta l’Italia, ma anche gran parte dell’Europa, in tutti i settori, e il mondo del calcio non è sicuramente da meno. Le società stanno perdendo un’ingente quantità di denaro, e tutti i presidenti, insieme alla Lega calcio, stanno cercando di trovare una soluzione al problema. Una delle ipotesi più accreditata per ora è quella del taglio degli stipendi dei giocatori. Ma è davvero possibile?
Il coronavirus rischia di mettere seriamente in ginocchio gran parte dell’economia dei paesi colpiti, in molti settori. Il calcio non è da meno, tanto che le parti interessate (società e Lega calcio) hanno iniziato a discutere sul modo migliore per superare la crisi. Molti si chiedono ancora quando il campionato potrà riprendere (ammesso che sia possibile), ma il problema più grande è appunto quello economico. La Serie A si è già espressa a riguardo, o per lo meno ha iniziato a farlo.
Durante la riunione sindacale di pochi giorni fa, le società di Serie A hanno prospettato un taglio degli stipendi dei calciatori.


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D’altra parte le perdite per i club, esattamente come per tutte le aziende fuori nel “mondo reale”, sono enormi. Almeno secondo le stime iniziali. In Italia si parla di 720milioni nel caso il campionato non fosse concluso; e almeno 150-160 se invece terminerà in ritardo o a porte chiuse.

Sulla base di questi numeri e senza gli incassi derivanti dal botteghino molto società rischiano di ritrovarsi travolte in una situazione più complicata di quanto già non lo sia. Non tutte infatti, già adesso, hanno ancora provveduto a saldare gli stipendi di gennaio e febbraio – situazione ormai piuttosto ordinaria, quella dei ritardi, alle nostre latitudini – ed ecco perché i presidenti dei vari club di A e non solo hanno voluto subito prospettare l’ipotesi.

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Il presidente della FIGC Gravina

Le parole di Gravina

Il presidente Gravina ha chiaramente sposato la causa, dichiarando:

” Non può essere un tabù parlare di tagli degli stipendi. Dobbiamo capire che l’emergenza vale per tutti e anche il nostro mondo deve avere la capacità di cambiare. Siamo chiamati a un gesto di grande responsabilità.”

Ma è nella risposta dell’altro lato della barricata, quella dei calciatori, la risposta più interessante. Damiano Tommasi, presidente dell’AIC, l’associazione dei calciatori, non si è tirato indietro, anche se l’apertura è tutto sommato timida:

” Mancati introiti, rinvio delle competizioni, cancellazione di eventi, contributi governativi, aiuti federali, sostegno delle istituzioni internazionali. Tutti questi elementi ci diranno quale sarà il ruolo dei calciatori. “

Ben più caustico il commento di Leonardo Grosso, ex presidente Fifpro (il sindacato internazionale dei calciatori) e membro dei board della Fifpro e della Fifpro division Europe:

” Parlare di taglio agli stipendi mi sembra un bello slogan per prendere facili applausi, inoltre fare discorsi di questo tipo è prematuro. Ora c’è un nemico da combattere che è questo pericolosissimo Coronavirus poi, se sarà il caso, se ne discuterà. E’ probabile che vista la gravità della situazione tutte le categorie saranno chiamate a fare sacrifici e in quel caso i calciatori non si tireranno indietro.”

Fattibilità concreta però ancora tutta da studiare. Moduli, formule, regolamenti. In primis le società avranno di che risolvere tutte le posizioni contrattuali che andranno oltre il 30 giugno, in attesa chiaramente anche di una mossa comune, magari dettata dalla FIFA, visto il problema globale. Poi, certamente, si potrà provare a valutare questo aspetto che al momento resta solo un’ipotesi, per altro piuttosto fumosa.

Per porter intervenire da questo punto di vista dovrebbe esserci anche in questa caso una sorta di situazione globale coordinata, più che lasciare ogni società e ogni Paese in balia delle proprie scelte. Per intenderci: se fattualmente la Serie A dovesse intervenire con un provvedimento simile, ma al tempo stesso le società di Liga o Premier League non decidessero di fare qualcosa di simile, diventerebbe inevitabile una perdita – l’ennesima – di appeal da parte dei club italiani nei confronti dei giocatori internazionali, a quel punto invogliati a guardare altrove. Diverso invece sarebbe un discorso in termine di indicazioni lanciate dalla UEFA a riguardo, con l’appoggio della FIFA.

Ipotesi comunque al momento, chiacchiere destinate a fare discutere, come sempre. Le uniche indicazioni reali sono appunto delle idee e qualche timida apertura, con l’AIC che nel prossimo direttivo volto a discutere anche questi scenari. Ciò che resta reale invece è la crisi globale. Inevitabile. Oltre ai 720 milioni per la Serie A, i 770 ipotizzati dalla Bundesliga e i 680 della Liga. Ecco perché piuttosto che prendere troppe decisioni diverse, anche in questo caso, farebbe comoda una guida comune. Che al momento della coordinazione per gli stop non si è vista. E che con colpevole ritardo si è fatta sentire solo negli ultimi giorni.

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