Stanislas Wawrinka è uno dei tennisti più importanti di questi ultimi anni. Cresciuto all’ombra di Roger Federer, suo connazionale, di Rafa Nadal e di Novak Djokovic, è riuscito comunque a ritagliarsi il suo spazio all’interno della storia del tennis, portando a casa tre titoli del Grande Slam. Nel corso di una lunga intervista la quotidiano svizzero L’illustré, “Stan The Man” ha parlato della sua carriera, dei suoi successi e della possibilità di ritirarsi dopo questa stagione, oltre che del suo rapporto con Federer, considerato un vero e proprio fratello”.

Wawrinka
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La quarantena di Wawrinka

“E’ stato sicuramente un periodo difficile per tutti, anche se io posso comunque ritenermi fortunato. Per quanto sia assurdo, ho adorato questo periodo senza viaggiare. Mi ha permesso di passare molto tempo con mia figlia, di aiutarla con la scuola, di godermi la tranquillità e stabilire una routine che di solito non ho, perché sono in giro per il mondo. Queste settimane a casa mi hanno fatto molto bene”

A quali tornei parteciperà Wawrinka nel 2020?

“Ho scelto di pianificare il mio programma di allenamento in base alla data del 14 agosto, quando si dovrebbe ripartire con il torneo di Washington, perché ad un certo punto dobbiamo fissare una scadenza, anche se nulla è certo. Gli Stati Uniti sono ancora nel mezzo della crisi per il Covid-19 e nessuno sa come si svilupperà la situazione lì. Stiamo parlando di porte chiuse, di giocare Cincinnati e Us Open nello stesso posto, di ospitare i giocatori in un solo hotel, ma sappiamo tutti che possono ancora succedere molte cose. Come atleti, siamo abituati ad adattarci”

Il ricordo della vittoria all’Australian Open 2014

“Ho vinto tanto nella mia carriera, ma il torneo a cui sono più affezionato è l’Australian Open 2014. Anche la mia prima vittoria a Umago nel 2006 è importante, proprio perché era il primo torneo, ma l’Australian Open è uno Slam, non c’è niente al di sopra di questo. Quel 26 gennaio 2014 ero al culmine della mia vita. Iper rilassato, un sogno. Ero su una nuvoletta. Stavo per giocare la mia prima grande finale, mi sentivo in gran forma e a mio agio con il mio gioco. Dovevo giocare contro Nadal, il numero uno al mondo, nel peggiore dei casi avrei perso, non è una tragedia. Spesso si dice che un giocatore in quei casi non ha nulla da perdere. Io non mi sono mai sentito così. Al contrario, la posta in gioco era enorme e l’opportunità unica. Ho solo avuto la fortuna di poter vivere tranquillamente la vigilia del match. Per il torneo alloggiavo in una tranquilla struttura a Melbourne, lontana dal mondo. Ero andato a mangiare con la mia squadra, poi sulla via del ritorno ci siamo fermati nella hall dell’hotel. Siamo stati lì fino all’una e mezzo chiacchierando davanti ad un drink. Ricordo che un giornalista inglese passò davanti a noi e si meravigliò di vedermi ancora sveglio a quell’ora della notte, ma non ero preoccupato di fare tardi perché sarei sceso in campo solo la sera successiva. Dopo un drink sono tornato in camera e ho guardato un po’ di televisione. Ho dormito molto poco quella notte, ma non perché fossi agitato, ma solo perché non vedevo l’ora di entrare in campo per giocarmi le mie opportunità. Il giorno della finale, un’ora prima di iniziare, stavo chiacchierando tranquillamente con il mio allenatore”


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Il racconto dello US Open 2016

Wawrinka

“A New York non fu come in Australia, quella volta ero molto nervoso. Avevo 31 anni, pensavo potesse essere la mia ultima opportunità di vincere un Grande Slam. Il riscaldamento è andato storto, c’era molto vento, ero teso e di cattivo umore. Siamo andati a mangiare con la mia squadra, io mi sono isolato al tavolo con le cuffie, non volevo che nessuno parlasse con me. Dopo aver mangiato sono andato negli spogliatoi. Sono andato dal fisioterapista, mi sono riscaldato e poi, cinque minuti prima di entrare sul centrale, improvvisamente mi sono sentito molto male, ero estremamente nervoso. Ho iniziato a piangere, ho anche dovuto allontanarmi per vomitare. Il mio allenatore è venuto a parlarmi e mi sono ripreso poco prima di incontrare Novak nel corridoio per l’intervista pre-partita”

Wawrinka racconta la sua sconfitta più dolorosa

“Non ho dubbi su quale sia stata la sconfitta più pesante da digerire: quella in semifinale al Masters di Londra contro Federer nel 2014. Ho perso la partita dopo aver avuto quattro match point. Avrei dovuto vincere e quel giorno non ho fatto quello che ci voleva per riuscirci. Era una semifinale Masters, il torneo più importante dopo gli Slam, che riunisce i primi otto giocatori del mondo. Avere la possibilità di affrontare Djokovic in finale e provare a vincere, sarebbe stato bellissimo. Mi sono fatto sfuggire questa possibilità, è stato davvero difficile da digerire. La notte seguente ho dormito a malapena. Ciò che mi ha salvato è che mi sono dovuto unire alla squadra svizzera per la finale della Coppa Davis pochi giorni dopo, e vincere quel trofeo per il mio paese è stato bellissimo”

Il suo rapporto con Roger Federer

“Al di là di qualsiasi rivalità, sono molto legato a Roger. Ricordo ancora la prima volta che lo incontrai: era su un campo in terra battuta a Bienne, allo Swiss tennis. Avevo 16 anni ed ero lì come sparring partner. Ero paralizzato all’idea di sbagliare i miei colpi. Avevo dato tutto, ero rosso dopo cinque minuti in campo. Per me giocare nella stessa epoca di Federer, Nadal e Djokovic è stato un grande onore. Mi è sempre piaciuto imparare dagli altri e spesso dico di dover gran parte dei miei titoli Slam ai “Big Three”. Sono sicuramente il giocatore che si è allenato di più con loro. Li ho visti, ho visto molte delle loro partite. All’inizio della mia carriera, son ostato in grado di contare sui consigli di Roger prima di affrontare i migliore. Era come un fratello maggiore sul circuito. Il consiglio più importante che mi abbia dato è l’importanza di vivere nel momento presente. Da vent’anni deve affrontare quotidianamente stampa, fan, viaggi, tornei, allenamenti. Le sue giornate sono molto indaffarate, ma rimane comunque incredibilmente calmo. Anche quando deve fare qualcosa che gli piace di meno, lo fa fino in fondo, meglio di chiunque altro. Col procedere degli anni, cerco anche io di avvicinarmi a quello”

Wawrinka pensa al ritiro?

“Continuo a giocare pensando a quello che ho realizzato. Ho vinto praticamente tutto ciò che era possibile. Da giovane, non avrei mai immaginato di poter realizzare tutto questo. Quando ho vinto il Roland Garros Junior nel 2003 speravo solo di arrivare tra i primi 100 e di poter vivere giocando a tennis. Da bambino non avrei mai pensato che un giorno avrei avuto le capacità per vincere tre titoli del Grande Slam. Il ritiro ovviamente arriverà prima o poi, ma ora non voglio pensarci, preferisco giocare fin quando mi è possibile”

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