Il documentario “The Last Dance” prodotto da Netflix avrebbe dovuto celebrare i mitici Chicago Bulls degli anni ’90, capace di tornare a casa ben sei titoli NBA. Una squadra che ha scritto le pagine più importanti del basket americano, e che ha avvicinato milioni di persone a questo sport, grazie alle giocate di campioni come Michael Jordan, Scottie Pippen, Steve Kerr e Dennis Rodman. Il protagonista e narratore della docu-serie è proprio Michael Jordan, la più grande delle star del basket americano e probabilmente il giocatore più forte della storia. Fin dalla messa in onda della prima puntata, il documentario ha scatenato polemiche e discussioni, e molti ex giocatori degli Chicago Bulls hanno criticato Jordan per le sue parole, da molti ritenute false.

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Ancora polemiche per le parole di Michael Jordan in “The Last Dance”

L’ex numero 23 dei Bulls ha infatti raccontato molti retroscena pesanti sui suoi compagni di squadra, ed in particolare su Scottie Pippen, suo grande amico dalla prima stagione giocata insieme nel 1987. Jordan ha accusato il suo vecchio compagno di squadra, definendolo “egoista” e “fifone”. Il motivo? MJ ha criticato Scottie Pippen per non aver risolto un problema al piede con un’operazione, continuando a giocare nonostante il dolore, salvo poi essere costretto a fermarsi per buona parte della stagione. Secondo Jordan, il suo compagno non avrebbe mai spiegato alla squadra il suo problema, prendendo la decisione da solo a scapito dei suoi compagni, ma queste affermazioni sono state poi smentite da Steve Kerr. Sempre secondo Michael Jordan invece, Scottie Pippen sarebbe un “fifone” per aver abbandonato la gara 6 delle finali di Conference del 1989 per un mal di testa, con i Bulls che si sono visti battuti dagli storici rivali dei Detroit Pistons.
Queste parole non hanno ovviamente fatto piacere a Scottie Pippen, che si è dichiarato infuriato per quanto detto da Michael Jordan. Fino a quando non è stato trasmesso l’episodio in questione, tra i due c’era sempre stato un grande rapporto, e le parole di Jordan sono sembrate una vera e propria “pugnalata alle spalle” per molti tifosi.


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Le parole di Scottie Pippen

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Scottie Pippen infuriato per le parole di Michael Jordan

Pippen non ha però voluto rispondere direttamente alle accuse di Michael Jordan, ma gli ha lanciato una stoccata nel corso di un’intervista. L’ex cestista è stato interrogato su chi sia stato il più grande giocatore tra il compianto Kobe Bryant e lo stesso Michael Jordan, e la risposta è stata questa:
“Kobe Bryant? Si è impegnato così tanto per essere come Michael Jordan ed è passato direttamente dal liceo alla NBA senza andare prima a North Carolina e avere un coach come Dean Smith. Alla fine ci è riuscito, così quando rivedo certi video dico a me stesso che Kobe è stato più forte di Michael. Ed era anche un tipo molto molto intelligente, che si sforzava per essere il migliore in tutto quello che faceva. Era davvero competitivo, in tutto. Ha vinto cinque titoli con i Los Angeles Lakers in NBA, ma è stato anche il primo atleta a vincere un Oscar con il suo cortometraggio, oltre ad essere l’autore di un libro per ragazzi davvero bello, che è diventato un best seller. Odio il fatto di non avergli mai detto quanto fosse grande quando era vivo, penso che tanti ancora non se ne rendano conto, ma nei prossimi anni sarà ricordato come il migliore”

Anche Horace Grant si scaglia contro Michael Jordan

Come abbiamo già detto, Scottie Pippen non è stato l’unico a rispondere alle accuse di Michael Jordan. Anche Horace Grant, giocatore degli Chicago Bulls dal 1987 al 1994, non ha gradito le parole del suo ex compagno di squadra, e ha risposto nel corso di un’intervista. Grant si è detto furioso per le falsità raccontate da Michael Jordan, che nel documentario lo definisce “una spia” per aver rivelato dei retroscena su di lui che sono poi stati pubblicati in un libro.

“Noi ex compagni di squadra di Michael Jordan sappiamo bene che circa il 90% di quello che viene raccontato in “The Last Dance” è falso. Sono tutte ca…te, perché a tutto quello che Jordan diceva ai suoi compagni seguivano delle risposte, che lui non ha però riportato nel documentario. Hanno cambiato tutto, la vera storia non è andata così, chiamatelo documentario se volete, ma non c’è niente di reale in quello che vedrete. Quando mi chiesero dei retroscena per quel libro su Michael io non gli dissi niente. Non raccontai a nessuno i suoi difetti e le sue debolezze, non l’avrei mai fatto. Eppure lui mi definisce una spia. Io spione? Allora cosa dobbiamo dire di un Michael Jordan che ancora una volta, a distanza di 35 anni, racconta quando era un rookie e, entrando nello spogliatoio dei Bulls, trovò cocaina, erba e donne? Quello è fare lo spione”

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