Ricevono tantissimi consensi le nostre guide per indirizzarvi nel variegato mondo delle scommesse sportive, feedback positivi che ci rendono orgogliosi del nostro blog. Oggi, tuttavia, andremo ad analizzare l’altra faccia della medaglia, intervistando un ex scommettitore professionista, che ha deciso di raccontarci sia di raccontarci la storia del betting, sia la sua esperienza che si è conclusa in maniera molto particolare.

La storia del betting raccontata da uno scommettitore professionista

Non capita tutti i giorni di ritrovarsi difronte ad uno scommettitore professionista che, oltre ad essere un esperto di sistemi scommesse vincenti, è anche un profondo conoscitore della storia del betting. Avevamo deciso di incontrarlo per scoprire il suo punto di vista sulle scommesse sportive, ma l’intervista ha preso tutt’altra direzione. Purtroppo anche questa volta non possiamo rivelare il nome, ma siamo certi che l’identità del nostro intervistato possa anche passare in secondo piano rispetto al valore della storia che ci ha raccontato.

Ciao, grazie per aver accettato il nostro invito. Ci spieghi quando e perché hai deciso di diventare uno scommettitore professionista?

Ciao, grazie a voi per avermi contattato. Devo ammettere che la mia storia da scommettitore è abbastanza singolare e diversa dalle altre. Mi sono appassionato al betting qualche anno fa, dopo aver visto un servizio in televisione che ripercorreva la storia delle scommesse sportive a partire dai tempi dell’Impero romano. Può sembrare strano, ma in seguito a quel servizio sono rimasto affascinato dal fatto che uno dei passatempi più praticati dagli italiani risale a tantissimi secoli fa.

Interessante, e da quel momento hai iniziato a giocare con l’obiettivo di diventare uno scommettitore professionista?

Non proprio. Diciamo che da quel momento mi sono incuriosito e ho iniziato a sperimentare le varie tipologie di scommesse, come l’Under 3,5, ma a differenza di tanti altri professionisti del betting ho iniziato anche ad approfondire quella storia affascinante che pone le sue radici all’epoca dei romani.

E cosa hai scoperto?

Beh, una delle cose più interessanti che ho scoperto è che l’onestà era alla base di qualsiasi scommessa. Uno dei giochi più noti su cui i romani amavano scommettere era quello del “micatio” – antenato dell’odierno “carta, forbice e sasso” – in cui l’avversario doveva indovinare in anticipo la somma delle dita mostrate da entrambi i concorrenti. All’epoca di Traiano, questi giochi erano vietati e la legge prevedeva punizioni esemplari per chi scommetteva fuori dal Colosseo o dal Circo Massimo. Spesso, per sfuggire al divieto, si scommetteva al buio ed era più facile barare. Ma, come dicevo prima, l’onestà era alla base di tutto e i romani si fidavano ciecamente gli uni degli altri.

Credi che questa tua passione per la “storia delle scommesse” abbia contribuito a trasformarti in uno scommettitore professionista?

Permettimi di correggerti, il termine “trasformarti” non è appropriato. Lo scommettitore professionista non è qualcuno che si è “trasformato”, ma è semplicemente un appassionato che ha deciso di mettersi in gioco con la consapevolezza che il betting, se non affrontato nel verso giusto, può diventare una patologia dalla quale sarà difficile venir fuori. È importante fare questa precisazione. In ogni caso, credo che questa mia passione per la “storia del betting” abbia contribuito a farmi diventare un professionista delle scommesse, anche se adesso ho deciso di abbandonare questa strada.


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Scommettitore professionista, quando smettere

Raccontaci tutto: perché hai deciso di smetterla con le scommesse? Eri uno scommettitore professionista e adesso non lo sei più?

Esattamente. Ho vissuto solo di scommesse sportive per poco più di un anno e mezzo, mi sentivo imbattibile, mi autoproclamavo ‘La mano de Dios’, per le mie felici intuizioni giusto qualche secondo prima di piazzare la giocata. Ho seguito le regole descritte più o meno anche da voi nelle guide precedenti per costruire il mio capitale, fino a quando…

Fino a quando?

Sono diventato ingordo. Le cose andavano discretamente ma volevo di più, quindi ho alzato la posta, le difficoltà statistiche e il numero di giocate. Per un brevissimo periodo mi è andata pure bene poi, invece, dopo, una serie di 6-7 sconfitte di fila, ho perso lucidità. Giocavo per recuperare subito tutto in un perenne stato di nervosismo. E, ovviamente, le perdite sono aumentate a livello esponenziale. Ho rischiato di diventare un vero e proprio ludopatico.

Perché dici “ho rischiato”? Ti sei fermato in tempo?

Fortunatamente sì, direi che mi sono fermato sul ciglio del burrone. E il merito maggiore è stato soprattutto della mia compagna. Quando si verificano situazioni simili alle mie, il passo verso l’abisso è velocissimo. Bisogna avere una grande capacità di autodiagnosi e farsi aiutare dalle persone vicine. Non c’è altra soluzione.

Dunque, secondo te, è impossibile vincere e provvedere al proprio sostentamento diventando uno scommettitore professionista?

No, non dico questo, nonostante la mia esperienza negativa. Sposo in pieno le vostre guide e, soprattutto, i vostri consigli sul non prendere il settore alla leggera o credere che sia solo questione di fortuna. Ci vuole, come avete ribadito spesso, tanto studio alle spalle, pazienza e impegno. Ed essere consapevoli che non si diventa ricchi, ma bisogna sapersi accontentare.

Da quel momento non hai più giocato?

Come vi dicevo prima, faccio parte della community di Invictus. Vi ho scoperto da qualche mese e, dopo aver visto come funziona, ho cominciato a piazzare per divertimento qualche giocata. A proposito, complimenti sinceri, davvero un’ottima piattaforma! Ho rigiocato per la prima volta cash la settimana scorsa, pochi spiccioli: ho vinto entrambe le schedine giocate. Ma sicuramente, memore degli errori del passato, sarò molto più attento.

Grazie mille per la tua testimonianza e buon betting!

Grazie a voi, a presto!

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