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Ranieri, atto secondo alla Roma: sarà ancora rinascita?

2 settembre 2009, la Roma ufficializza l’arrivo in panchina di Claudio Ranieri, in sostituzione del dimissionario Luciano Spalletti. Claudio Ranieri, nato a Roma nel lontano 1951, realizza in quel preciso istante il proprio sogno di sedersi sulla panchina degli amati giallorossi, da sempre sua squadra del cuore, per cercare di risollevare le sorti di una squadra uscita tragicamente dalla positiva era Spalletti e raddrizzare un campionato iniziato nel peggiore dei modi con due sconfitte in altrettante partite. Sarà un scelta davvero vincente.

Ranieri e la prima esperienza alla Roma

Claudio Ranieri punta tutto sull’amore, suo e dei tifosi, per la Magica, riuscendo nell’intento di estenderlo a tutti i suoi giocatori, a farlo quasi diventare come una sorta di linfa vitale. I giocatori iniziano una rincorsa epica alla fortissima Inter di Mourinho, macinando vittorie giornata dopo giornata e rosicchiando sempre più punti ai nerazzurri. È l’orgoglio che la fa da padrone, quell’orgoglio che porta la Roma a soffrire per più di 80 minuti nel Derby con la Lazio, rischiando in più occasioni di affondare sotto i colpi dei biancocelesti ma alla fine vincendo un’importantissima partita grazie all’uomo forse meno atteso, il terzino Marco Cassetti. È l’orgoglio che sostituisce il gioco spumeggiante portato da Spalletti, quell’orgoglio che guida la fantastica rimonta a Torino contro la Juventus, culminata con il gol del norvegese Riise nell’extra-time. Ranieri ha assolto ancora al suo dovere: in Inghilterra all’epoca del Chelsea venne soprannominato Tinkerman – il riparatore -, una sorta di aggiustatutto col compito di rimettere in ordine situazioni districate e terribilmente complicate. La Roma è rinata, vola e può sognare in grande, sotto la guida del suo condottiero pare inarrestabile, annichilisce l’Inter di Mourinho nello scontro Scudetto e vince un derby persino più complicato di quello dell’andata, per quanto possa essere difficile da immaginare. Claudio Ranieri non è solo un riparatore, è l’uomo giusto per la Roma, capisce le differenti situazioni e difficoltà dei suoi uomini, modellando come un artigiano la sua formazione, senza paura di rinunciare agli indispensabili Totti e De Rossi. La stagione dell’orgoglio si diceva, quell’orgoglio che non svanisce neanche dopo l’inaspettata e fatale sconfitta interna contro la Sampdoria, anzi si prodiga fino all’ultima giornata, quando la Roma vince a Verona contro il Chievo ed è per 37 minuti virtualmente Campione d’Italia. Così non sarà, l’Inter trionfa a Siena grazie al gol di Milito e conclude una stagione meravigliosa con i fasti del Triplete.

Il tempo di Ranieri alla Roma è di fatto finito, la stagione seguente sarà un continuo sali e scendi tra vittorie prestigiose e convincenti e sconfitte inspiegabili e clamorose, come l’assurda rimonta subita a Marassi contro il Genoa – da 0-3 a 4-3 – che porterà alle dimissioni del tecnico testaccino. Dimissioni rassegnate per il bene della Roma, una volta accortosi dell’impossibilità di ripetere l’annata da sogno dell’anno precedente il tecnico ha deciso di lasciare l’incarico ad un tecnico voglioso di fare bene come Vincenzo Montella, in grado poi di salvare almeno parzialmente il campionato romanista. Se avessimo detto ai tifosi giallorossi che Ranieri sarebbe tornato a Roma, avrebbero pensato che si sarebbe trattato di un concerto di Massimo Ranieri, non di certo dell’allenatore nato nella Capitale.

Il ritorno di Ranieri alla Roma

L’8 marzo 2019 è di nuovo Claudio Ranieri la scelta della società romanista. Il piano del direttore sportivo Monchi è completamente fallito, Eusebio Di Francesco ha dovuto lasciare la panchina giallorossa. A 12 giornate dal termine era impensabile per la dirigenza puntare su un profilo affermato e dal grande curriculum, ben più facile pensare ad un traghettatore. Ecco come è ricaduta la scelta sul tecnico romano, ora non più Tinkerman, bensì King Claudio, grazie al miracolo con cui ha condotto il Leicester City alla storica vittoria della Premier League nella stagione 2015-2016.

Sin dalla prima conferenza stampa Ranieri ha fissato i paletti della sua seconda gestione romanista, ponendo come obiettivo minimo il raggiungimento del quarto posto. “Da solo non ce la faccio a portare la squadra in Champions League, col pubblico sono più sicuro, con loro tutto può accadere. Mi aggrappo ai tifosi. La voglia, la motivazione che hanno i giocatori, devono saper reagire e per farlo devono sentirsi amati. Stateci vicino.” Appare lampante la scelta del tecnico di aggrapparsi all’amore spassionato dei tifosi per la maglia, in modo da far reagire la squadra; il tentativo di ricucire uno strappo causato dalle pessime recenti prestazioni.

Anche sul piano tattico Ranieri è stato subito chiaro: “Dzeko e Schick devono giocare assieme”, delineando come i due attaccanti possano coesistere, nonostante nella gestione Di Francesco siano partiti dall’inizio solamente in dieci occasioni, nelle quali il ceco ha spesso agito come ala offensiva senza trovare la propria dimensione. Appare scontato pertanto il passaggio dal 4-3-3 del tecnico abruzzese – alle volte trasformatosi in 4-2-3-1 – al 4-4-2 tanto caro a Ranieri. La vittoria con l’Empoli, arrivata nonostante diverse assenze e con solamente un giorno di sessioni di allenamento ha garantito 3 punti molto importanti ma ha lasciato diversi dubbi e lacune di gioco. Il mantra è rappresentato dalla compattezza di squadra, meno prontata al pressing intensivo professato da Difra ma più solida difensivamente. In fase di manovra è importante il ruolo dei due esterni, liberi di svariare e di ricevere il pallone anche centralmente.

Eppure, la sconfitta di Ferrara contro la Spal ha evidenziato ancora una volta il pessimo stato di forma dei giallorossi, in netta difficoltà in difesa – con Fazio, Marcano, Juan Jesus e Karsdorp a costituire una linea difensiva quasi da incubo – ed una scarsa vena realizzativa, con Dzeko e Schick ancora in cerca dell’alchimia giusta. Restano ancora 10 giornate da disputare, ma la Roma deve rialzarsi immediatamente per non perdere l’ultimo treno per la Champions League, che potrebbe passare tra non molto. Riuscirà Claudio Ranieri a portare la Roma ad un nuovo Rinascimento, riparando nuovamente come abituato a fare una situazione enormemente complicata?

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Andrea Troccoli

Andrea nasce a Foggia nel 1992, i suoi principali interessi sono sempre stati lo sport, la tecnologia e la finanza. Dopo aver conseguito la laurea in Scienze della Comunicazione presso l'Università degli Studi di Bologna, si è laureato in Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d'Impresa presso la Sapienza, Roma. Da anni vive a Roma e, come addetto Marketing per Nextwin, può mettere in pratica le conoscenze acquisite e abbinarle alle sue passioni.

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