Dopo un inizio di stagione difficile sotto la gestione di Marco Giampaolo, il Milan ha deciso di affidarsi a Stefano Pioli. L’ex allenatore di Lazio ed Inter avrebbe dovuto guidare la squadra fino al termine della stagione, per poi lasciare posto a Ralf Rangnick. Il tedesco era stato scelto da Ivan Gazidis per rivoluzionare i rossoneri, avviando un progetto tecnico basato sulla crescita dei giovani.Visti i risultati del Milan post lockdown, la dirigenza rossonera ha deciso di cambiare completamente rotta, mantenendo Stefano Pioli alla guida della squadra. L’annunciato arrivo di Rangnick aveva creato problemi all’interno della dirigenza, con Boban (che poi ha deciso di andare via) e Paolo Maldini non convinti dal nuovo progetto, così come il nuovo leader rossonero Zlatan Ibrahimovic. Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Ralf Rangnick ha parlato del suo mancato approdo in Italia, mostrandosi dispiaciuto ma condividendo la scelta di tenere Pioli per un altro anno.

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Le parole di Ralf Rangnick dopo il mancato arrivo al Milan

Rangick sui primi contatti con il Milan

“I primi contatti con il Milan risalgono a fine ottobre. La squadra in quel momento rea in una situazione complicata: a tre punti dalla zona retrocessione”

Un’opinione su Stefano Pioli

“La squadra è stata la migliore dopo il lockdown. Cambiare non sarebbe stato saggio né rispettoso. Stefano Pioli ha meritato la conferma, anche per la persona che è. L’ho apprezzato nelle interviste dopo ogni partita, sempre concentrato sugli obiettivi della squadra. Se poi è la scelta giusta nel medio e lungo termine è un’altra questione”

Su Zvonimir Boban e Paolo Maldini

“Nella vita una delle mie regole è: non parlare di chi non conosci personalmente. E da parte mia non è mai stata detta mezza parola sul Milan, mai. Posso parlare di Paolo Maldini come ex giocatore: è stato straordinario, una legegnda vivente vera e propria. Ma non posso dire lo stesso da direttore sportivo: semplicemente, non lo conosco in questo ruolo. Da esterno ci si può chiedere se la proprietà sia contenta dei risultati in rapporto al denaro investito in questi ultimi anni. Non credo di essere stato io la causa del divorzio tra il Milan e Zvonimir Boban. Dovete chiederlo a chi rappresenta il club, non a me”


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Rangnick avrebbe rinnovato il contratto di Zlatan Ibrahimovic?

“La domanda da fare è un’altra. Perché il Milan si era rivolto a me? Cosa mi volevano far fare? Se lo ha fatto è perché, magari, cercava una svolta. Lavoro alla crescita, e i giovani imparano molto più in fretta. Non è nel mio stile insistere su giocatori di 38 anni, non perché non siano abbastanza bravi, e Zlatan Ibrahimovic certamente lo è, ma perché preferisco creare valore, sviluppare il talento. Per me ha poco senso puntare su Ibrahimovic o Kjaer, ma è la mia idea, nè giusta nè sbagliata, semplicemente diversa. Quando Ibra ha detto di non conoscermi non aveva torto, perché anch’io non lo conosco personalmente, non avendoci mai parlato”

Gli obiettivi del nuovo Milan e l’esempio dell’Atalanta

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“Una società come il Milan deve porsi prima di tutto un obiettivo concreto. Nel loro caso penso proprio che sia la Champions League e non l’Europa League. Nessuno è felice di giocare l’Europa League, perché magari il giovedì sera sei a Baku e la domenica a Cagliari, non è il massimo. Sarà paradossale ma l’esempio è a 30 km di distanza da Milano: l’Atalanta ha un terzo del fatturato del Milan ma arriva davanti. Fanno investimenti intelligenti, hanno un settore giovanile tra i migliori d’Europa. Se qualcuno è bravo, io cerco di capire che strada ha seguito. Gasperini è bravissimo ma non è il solo. Si vince di squadra. Tra gli allenatori italiani cito subito anche Conte: ha uno stile di calcio sofisticato, attivo e aggressivo”

Il Milan si pentirà della scelta di rinunciare a Rangnick?

In molti si chiedevano se Rangnick fosse la scelta giusta per il Milan del futuro, e se i rossoneri dovessero seguire l’esempio delle due squadre di proprietà Red Bull: Salisburgo e Lipsia. Una società basata sulla crescita dei giovani, possibilmente provenienti dal settore giovanile, senza troppi investimenti sul mercato. Un esempio virtuoso ma sempre di difficile applicazione, e che rischia di far “perdere” molti anni ad una società.
Puntando sui giovani ovviamente il Milan non avrebbe sperato di portare a casa titoli nei prossimi anni, ma il desiderio era quello di prendersi tutto il tempo possibile per tornare ad altissimi livelli. Sono tanti i tifosi che hanno festeggiato alla notizia della conferma di Stefano Pioli, ma il rischio è che ora il Milan se ne possa pentire.
Nonostante le critiche verso Rangnick, focalizzate sul fatto di aver vinto zero titoli con il Lipsia, il progetto dei tedeschi, con Nagelsmann in panchina ha condotto il club ad un’incredibile semifinale di Champions League. Il Lipsia si è dovuto arrendere all’incredibile talento di Neymar, Mbappè e Di Maria, ma la figura dei biancorossi in Europa rimane impeccabile, avendo eliminato l’Atletico Madrid del Cholo Simeone nei quarti di finale. La speranza è che il Milan possa non pentirsi mai della scelta fatta, e che Pioli e Ibrahimovic possano riportare i rossoneri a lottare per traguardi ben più importanti della sola Europa League.

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