La ripresa delle competizioni sarà difficile per tutti sport, ma per il tennis la situazione è ancora più complicata. Nel calcio, nel basket, o nella pallavolo i campionati sono nazionali, ed ogni nazione potrà prendere una decisione, mentre il tennis vede la partecipazione di atleti da ogni parte del mondo, e per riprendere a giocare serve una decisione comune, sempre difficile da ottenere.
I tennisti più importanti stanno portando avanti il dibattito su come e quando si potrebbe ripartire, e di come evitare una perdita economica enorme.
A tal proposito Novak Djokovic sta portando avanti la sua idea per aiutare i tennisti fuori dalla top 100, che non possono certo contare su guadagni milionari come altri. Nonostante la maggior parte degli atleti al vertice della classifica abbiano già dato la loro disponibilità (l’unico contrario per ora è Dominic Thiem), l’ipotesi deve essere ancora valutata dall’Atp.
In questi giorni Djokovic, Roger Federer e Rafael Nadal hanno parlato spesso sulle reali possibilità di tornare a giocare. Lo spagnolo si è dimostrato abbastanza negativo su questo argomento, e nel corso di un’intervista al Mundo Deportivo ha chiarito la sua posizione.

Nadal
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Rafael Nadal parla del futuro del tennis

“Per allenarsi non vedo problemi, quando scendi in campo sei molto lontano dal tuo avversario, ma competere sarà molto molto difficile per il nostro sport. Vorrei poterlo fare anche se fosse senza pubblico, ma credo che sia il momento di essere responsabili e coerenti. Non vedo come possiamo viaggiare ogni settimana in un paese diverso in tutta sicurezza, al momento è molto difficile. Certamente sarebbe brutto giocare senza pubblico, ma ripartire è troppo importante, ovviamente se e quando si potrà farlo in tutta sicurezza. Nei tornei del grande Slam sono coinvolti 128 giocatori maschili, 128 giocatrici femminili più i doppisti, allenatori, preparatori fisici ecc. Sono tantissime persone, gli organizzatori dovranno lavorare bene per evitare il più possibile il rischio contagio. 

“Il tennis è complicato. Ci muoviamo ogni settimana e tante persone si devono trasferire da un posto all’altro, in giro per tutto il mondo. Durante questi spostamenti veniamo in contatto con tantissima gente, una cosa che da oggi dovrà essere evitata. Sarà sicuramente molto difficile trovare la soluzione giusta, ma in qualche modo si potrà fare.


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Rafa Nadal, nel corso dell’intervista, ha dimostrato tutto il suo dispiacere per la situazione che il mondo sta vivendo. La Spagna è stata tra le nazioni più colpite dal Covid-19 e per settimane la situazione è stata drammatica, ben più di quanto ci si potesse aspettare. Nadal trascorre la quarantena nella sua residenza di Porto Cristo (Maiorca), e ha confessato durante una live con Roger Federer di non toccare una racchetta da tennis da oltre un mese. Allenarsi per lui è impossibile, al momento, e per un giocatore con un fisico così imponente questo crea un danno enorme. Non allenandosi, nel caso in cui si potesse riprendere a giocare, Nadal sarebbe costretto ad un’attività di ripresa molto intesa per trovare la forma migliore, ma questo potrebbe danneggiare ulteriormente il suo fisico, spesso colpito da numerosi infortuni, considerati anche i suoi 33 anni.
“Dopo un lungo stop il rischio di lesione al ritorno in campo è molto più grande, non ci puoi fare niente. Se potessi allenarmi anche solo 30 minuti al giorno, rinforzando i muscoli fondamentali per il tennis, penso che sarebbe un grande progresso in modo che il mio corpo sia meno arrugginito quando tornerò a pieno regime”

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Nadal e Federer in un evento di beneficenza in Sud Africa

Oltre a pensare a se stesso e all’aiuto per i giocatori di tennis meno ricchi, Nadal deve costantemente valutare la situazione della sua accademia, che porta il suo nome. La “Rafa Nadal Academy” si trova proprio sull’isola di Maiorca, e aiuta moltissimi giovani ragazzi a muovere i primi passi nel tennis che conta, dove vengono seguiti da allenatori di primo livello e, quando non impegnato a vincere in giro per il mondo, anche dallo stesso Rafa.

“L’Accademia mi preoccupa molto. E’ qui a Maiorca, a pochi minuti dalla mia casa, ma non posso andarci ovviamente. Molti giovani ragazzi sono rimasti confinati nella struttura insieme ai dipendenti che sono rimasti per accudirli. La situazione è sotto controllo, non ci sono stati problemi gravi, ma comunque c’è bisogno di darle attenzione. Da quando è stato decretato lo stato di allarme abbiamo 85 bambini all’interno dell’Accademia che sono confinati. Le loro famiglie hanno preferito che rimanessero qui piuttosto che farli viaggiare, per di più da soli, con il rischio del contagio che ha messo a dura prova tutta la Spagna. Questo per noi è stato un grande sforzo perché abbiamo lasciato 70 lavoratori dentro l’Accademia in modo tale che si occupassero di loro. In totale quindi sono 150 persone che non possono uscire e se escono non hanno possibilità di rientrare. Una situazione veramente difficile e assurda. Così facendo però siamo riusciti a fare in modo che tutti stiano bene, non c’è stato nessun contagiato e almeno i genitori possono stare tranquilli. Quando ho visto cosa stesse succedendo in Italia ho capito quanto fosse seria la situazione. Poi è stato il turno della Spagna. Confido che questa situazione si possa risolvere e finché non si risolverà bisogna essere molto responsabili. Ci aspettano sicuramente tempi molto duri. A livello economico credo che soffriremo moltissimo. In tutti i settori, ma soprattutto nel turismo, l’impatto sarà davvero devastante. Bisogna essere forti, se tutti rispettiamo le regole e ci aiutiamo l’un l’altro, sono sicuro che ne potremo uscire”

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