In una lunga intervista, Rafael Nadal ha raccontato sé stesso, il suo modo di pensare e il segreto delle sue vittorie. Lo spagnolo, reduce dalla vittoria del Roland Garros numero 13, ha parlato della paura del Covid-19, non solo per sé ma per tutta la sua famiglia, sperando che il tennis possa tornare alla normalità il prima possibile. Nadal non ha potuto fare a meno di parlare con il suo rapporto, splendido, con Roger Federer, rivelando anche di aver pianto a lungo dopo la sconfitta a Wimbledon nel 2007. Il maiorchino ha inoltre spiegato l’origine dei suoi “tic”, rivelando che non sono altro che un modo per rimanere concentrato durante la partita.

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Le parole di Rafael Nadal

La vittoria di 13 Roland Garros

“Come si vincono? Non lo so nemmeno io. Se è successo a me, può succedere ad un altro. Io sono una persona normale. Con le mie incertezze, le mie paura. Ma paura di perdere mai. Però penso sempre di poter perdere. Lo penso tutti i giorni, contro qualsiasi avversario. E questo mi aiuta moltissimo”

Nadal ha paura del Covid-19?

“No, non ho paura. Sono ancora abbastanza giovane, il fisico ancora risponde. Però, se mi infetto, posso infettare persone a rischio. Sono preoccupato per i miei genitori, per la mia famiglia. E’ il momento più duro nella nostra vita, dobbiamo lottare per cose molto più importanti di una partita di tennis. L’unico modo per resistere è avere sempre un obiettivo nella vita. Una speranza, anche un’illusione, se necessario. La pandemia si deve affrontare con logica, rispetto e responsabilità. Si muore per il virus, ma si può morire anche di fame. Bisogna trovare l’equilibrio tra salute e lavoro, tra la protezione sanitaria e quella sociale. La sicurezza è fondamentale, ma lo sono anche la libertà e la dignità”

Il rapporto con Roger Federer

“Roger Federer è uno dei più grandi uomini nella storia dello sport. E’ stato il mio grande rivale, e questo ha giovato ad entrambi, e un poco pure al tennis. Abbiamo diviso un tratto di vita. In alcune cose ci assomigliamo: teniamo alla tranquillità, alla famiglia. In altre siamo diversi. Lui è svizzero, io sono latino. Abbiamo caratteri, culture, modi di vita differenti”


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Le parodie di Novak Djokovic

“No, ovviamente non mi sono mai offeso per quegli scherzi, anzi mi divertono molto. Non sono così schiavo della routine in realtà, la mia vita cambia di continuo, sono sempre in giro, e gareggiare è molto diverso dall’allenarsi. Quelli che voi chiamate tic sono un modo di mettere ordine nella mia testa, per me che normalmente sono disordinatissimo. Sono la maniera per concentrarmi e zittire le voci che ho dentro. Per non ascoltare né la voce che mi dice che perderò, né quella, ancora più pericolosa, che mi dice che vincerò”

Il rapporto con gli avversari

“Non mi sono mai permesso di intimidire un avversario, non è una cosa che mi piace fare. Io devo concentrarmi sulla mia partita e basta. Dicono che non vado d’accordo con Kyrgios, ma non è  vero. Una volta gli dissi quello che avevo da dirgli, ma è tutto finito lì. La verità è che coltivare inimicizie mi stanca. Non sono neanche solito applaudire i bei colpi dei miei avversari. Qualche volta lo faccio, ma di rado. Noi non siamo lì per applaudirci, quello spetta al pubblico. 

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Il rischio di abbandonare il tennis a 19 anni

“Si è vero, quando avevo diciannove anni ho rischiato di non poter più giocare a tennis. Avevo appena vinto il mio primo Roland Garros, quando mi dissero che non avrei potuto più giocare per una malformazione al piede sinistro. Il dolore era tale che mi allenavo a colpire la pallina seduto su una sedia in mezzo al campo. Poi sono guarito, grazie ad una soletta che cambiava la posizione del piede, ma mi infiammava le ginocchia…”

 Nadal racconta la reazione alla sconfitta in finale a Wimbledon nel 2007

“Dopo quella sconfitta piansi. Disperatamente. Per un’ora e mezzo. Perché a volte la disillusione è terribile; anche se è solo un incontro di tennis. Ho pianto di dolore anche quando, nella finale degli Australian Open 2014, mi sono infortunato alla schiena dopo aver vinto il primo set contro Wawrinka. Ho perso, ma ho portato a termine l’incontro, perché non ci si ritira da una finale Slam”

Il rapporto con la fede

“Non so se Dio esiste, e di solito non me lo chiedo nemmeno. Per me l’importante è comportarsi bene, aiutare chi ne ha bisogno. Credo solo nelle brave persone, se poi Dio esiste, sarà meraviglioso. L’aldilà? Non riesco ad immaginarlo. La fede è importante per molti tennisti, in uno sport così difficile è importante avere qualcosa che ti tenga concentrato e ti dia supporto”

Molti tennisti lanciano a terra la racchetta dopo aver sbagliato. Perché Nadal non lo fa mai?

“Perché da piccolo mi hanno insegnato che non si fa. Sono io che sbaglio, non la racchetta”

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