Dominic Thiem è finalmente riuscito, dopo tre sconfitte in finale, a vincere un titolo del Grande Slam, i tornei più importanti nel mondo del tennis. Lo ha fatto sul cemento di New York, nonostante non sia la sua superficie preferita, in una finale al cardiopalma contro Alexander Zverev. L’austriaco era sotto di due set, quando è riuscito a sciogliersi e a ritrovare la serenità per giocare il suo miglior tennis, rimontando fino al quinto set, poi vinto al tie break dopo aver annullato due match point. Un grandissimo risultati per il primo tennista degli anni ’90 che è riuscito a vincere uno Slam, spezzando il dominio di Djokovic, Nadal e Federer. Dopo la partita, Thiem ha ripercorso quanto successo in campo, spiegando i motivi del black out iniziale e di come sia arrivato a migliorare così tanto sul cemento.

Thiem
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Le parole di Dominic Thiem

“Io non mi consideravo il favorito, perché so di cosa è capace Sascha. Erano i media ad avermi messo in quella posizione. Il nostro match in Australia era stato equilibrato fino alla fine, quindi mi aspettavo lo stesso tipo di incontro. Con Zverev l’andamento è stato diverso, soprattutto all’inizio, ma non ho mai smesso di crederci. Ho vinto uno Slam ed è fantastico, non importa contro chi. Non credo che le finali precedenti mi abbiano aiutato, anzi, forse il contrario, visto quanto ero contratto all’inizio. Il problema è che volevo tantissimo il titolo, ma allo stesso tempo il pensiero di andare a zero su quattro nelle finali mi ronzava in testa. Continuavo a chiedermi se avrei avuto un’altra chance. Questi pensieri non ti aiutano a giocare liberamente”

I problemi di Thiem nei primi due set 

“Ero al 100% fisicamente, ho avuto qualche problema al tendine d’Achille in semifinale ma è stato risolto alla grande, non avevo alcun tipo di dolore. Il problema erano i nervi. Non ero più abituato a sentirmi così, e non sapevo come liberarmene, ma in qualche modo ci sono riuscito durante il terzo set. Erano anni che non avevo i crampi, ma erano dovuti al mio stato mentale, non fisico. Ero stato incredibilmente teso per tutto il giorno, oltre che per i primi due set. La mia convinzione è stata più forte del mio corpo, però. Non sono state quattro settimane facili, né per il corpo né per la mente, e parte del grande sollievo finale è anche dovuto a questo”


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L’amicizia con Zverev e l’abbraccio a fine partita

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“Restare in partita e continuare a crederci è stato molto complicato, ma ci sono riuscito. Voglio dire, era una finale Slam. Stavo giocando male, braccia e gambe pesanti, ma ho sempre sperato che sarei riuscito a liberarmi a un certo punto. Per fortuna, il contro break nel terzo set non è arrivato troppo tardi, e da lì ho iniziato a crederci sempre di più. Ovviamente crederci non era abbastanza, perché sono sicuro che anche Sascha fosse convinto al 100% di poter vincere, e infatti siamo arrivati al tie break del quinto. Per lui era la prima finale, e nessuno dei due aveva dovuto battere uno dei Big Three, e credo che questo pensiero fosse presente nella mente di entrambi. Arrivati al tie break sapevamo che potesse vincere chiunque, e quindi credo che sia comprensibile che non siamo riusciti a giocare il nostro miglior tennis. Quando ha servito per il match io avevo qualche problema fisico, ma ho pensato che anche lui non fosse più troppo fresco, e quindi speravo di avere un’altra chance, perché lui stava servendo come all’inizio. Ho affrontato quel game alla grande e sono tornato in partita. Io e Zverev siamo grandi amici, abbiamo sia un’amicizia a lungo termine che una rivalità a lungo termine. Questa settimana siamo risultati negativi al tampone 14 volte, una cosa del genere. Per questo ci siamo abbracciati a fine partita, volevamo solo condividere il momento, e non penso che questo abbia messo in pericolo nessuno, perciò credo che non ci sia stato niente di male”

I miglioramenti sul cemento e la convinzione di poter vincere uno Slam

“Ho iniziato a pensare che avrei potuto vincere uno Slam quando ho raggiunto la mia prima semifinale a Parigi nel 2016, da lì ho pensato che potesse essere un obiettivo realistico. Quando ho iniziato a giocare sognavo di farcela, ma era un obiettivo così distante… Poi mi sono avvicinato alla vetta, e mi sono detto che forse un giorno avrei potuto vincere uno dei quattro titoli più importanti del tennis. Ho lavorato tanto, si può dire che abbia dedicato tutta la mia vita a questo obiettivo, e non vale solo per me, questo è un traguardo anche per il mio team e per la mia famiglia. Con questa vittoria ho potuto restituire molto di quello che hanno fatto per me. Tutti pensavano che, se avessi potuto vincere uno Slam, sarebbe stato a Parigi, sulla terra. Invece sono riuscito a vincere sul cemento di New York, grazie al lavoro che ho fatto con il mio allenatore per migliorare su questa superficie. Devo ringraziare Nicolas Massù, che ha contribuito tanto a questi miglioramenti. Mi ha fatto cambiare idea su quanto molti dei miei colpi potessero funzionare sul cemento. Infatti, credo di aver giocato il mio migliore Slam a Melbourne, prima di questo US Open. In ogni caso l’unica cosa che mi interessa ora è di averne vinto uno, non importa quale”

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