Novak Djokovic, prima del lockdown, aveva iniziato l’anno con la vittoria dell’Australian Open, in un’incredibile finale contro Dominic Thiem. Anche quest’anno il serbo partiva favorito nei maggiori tornei del tennis mondiale, ma la pandemia di Covid-19 ha fermato tutto, costringendo i tennisti a rimanere ai box per molti mesi. La scorsa settimana si è giocato il primo torneo importante dopo il lockdown, il Master 1000 di Cincinnati (giocato però sui campi di New York). Il vincitore è stato proprio Novak Djokovic, che ha battuto in finale il redivivo Milos Raonic.
Ora il serbo è impegnato negli US Open, tra i quattro Slam più importanti, e ha parlato in conferenza stampa. Il numero 1 al mondo ha parlato dell’incredibile serie di vittorie (24 partite consecutive) in corso, della nuova regola sullo “shot clock”, contestando la mancanza di comunicazione dell’ATP.

Djokovic
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Le parole di Novak Djokovic

“Sono consapevole di quello che sto realizzando, non voglio mentire. Ma non voglio analizzare troppo la situazione o starci a pensare eccessivamente. Se lo facessi, mi metterei ancora più pressione addosso e al momento non è quello che ci vuole. So che avere la pressione è un privilegio, perché vuol dire che sei tra i più forti, fa parte di ciò che facciamo e io cerco di gestirla. Non rappresenta un problema per me, ormai ci sono abituato dopo tutti questi anni nel tennis. Il mio segreto dietro a tutte queste vittorie? Concentrarsi su ogni match individualmente e sforzarsi di restare nel presente. Può sembrare una frase fatta, un cliché, ma per quanto semplice possa sembrare, è molto efficace, soprattutto in queste circostanze. Voglio che la striscia continui? Certamente. Ci penso ogni singolo giorno come fosse la priorità numero uno? No”


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Le critiche di Novak Djokovic al cambio di regolamento sullo shot clock

Novak Djokovic, come vi abbiamo detto prima, ha già giocato e vinto un torneo ATP dopo il lockdown. Tra il Master 1000 di Cincinnati e lo US Open però, ci sono alcune differenze, in particolare sul regolamento. Una delle differenze maggiori risiede nella regola per l’utilizzo dello shot clock, il timer che conta i secondi di riposo a disposizione dei giocatori tra un punto e quello successivo. Allo US Open questo timer verrà azionato prima rispetto a quanto visto al Master 1000 di Cincinnati, concedendo quindi meno tempo di riposo ai giocatori. Meno tempo a disposizione per i giocatori potrebbe cambiare molto le cose, dato che a differenza dei normali tornei, negli Slam si gioca al meglio dei 5 set, con partite necessariamente più lunghe rispetto al solito.
La critica di Novak Djokovic non deriva dal cambio regolamentare, ma dalla mancanza di comunicazione tra l’ATP e i giocatori, che non sapevano di questa modifica.

Djokovic

“Io non ero al corrente della discrepanza di tempo, nessuno mi aveva informato. La mancanza di comunicazione è ciò che mi preoccupa ancora una volta. Mi infastidisce molto, non la trovo giusta. Non mi da invece fastidio se qualcuno mi fa sapere le cose e magari chiede un’opinione a noi tennisti, perché siamo noi a dover giocare, non loro. La cosa ha un notevole impatto sulla partita. Abbiamo giocato a un certo ritmo, diciamo così, durante il Western & Southern Open, finito appena due giorni fa. Due giorni dopo abbiamo una nuova regola che non ci è stata comunicata. Io lo trovo inaccettabile, ingiusto, ma suppongo che dovrà arrangiarmi. E’ per questo che voglio creare un’associazione dei giocatori di tennis, per avere più diritti ed essere sempre informati su cosa accade nel nostro sport”

Djokovic parla della possibilità di vedere i tifosi sugli schermi led intorno al campo

Tra le tante idee che ruotano attorno a quest’edizione atipica dello US Open, c’è quella di mostrare i tifosi su appositi pannelli LED posizionati intorno al campo. Un po’ come abbiamo visto in alcuni stadi di calcio o nella bolla di Disney World all’interno della quale si stanno sfidando le squadre dell’NBA. Djokovic ha appoggiato questa scelta, sperando di poter presto rivedere i tifosi sugli spalti in carne ed ossa.

“Ovviamente vedere il resto del team, della mia famiglia e dei miei amici ai lati del campo è stato un grande sollievo per me. Sul serio, è stato davvero davvero bello, molto importante. Mi ha fatto sorridere, mi ha rallegrato e mi ha motivato a continuare a giocare bene. Qui la comunicazione con la USTA ha funzionato. Ho parlato con loro per quanto riguarda i tifosi sugli schermi LED, ma non hanno ancora deciso se e quando accendere gli schermi. Non è sicuro se verrà fatto dopo i punti, a fine game o a fine set. Stanno ancora testando la cosa, e penso che sia giusto così. Non ci infastidisce durante il gioco, quando stiamo servendo, anzi hai la sensazione che siano virtualmente li. E’ chiaro che sarebbe meglio averli davvero, ma temo che per rivedere gli stadi pieni ci vorrà ancora molto tempo”

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