Nick Kyrgios è uno dei tennisti più discussi degli ultimi anni. Talento cristallino ma testa calda, cosa che non gli ha permesso di rimanere a lungo nella classifica dei migliori tennisti al mondo. Per lui vale il detto “o lo ami o lo odi”, ma forse non tutti sanno che l’australiano ha dovuto combattere molte battaglie, dentro e fuori dal campo. In una lunga intervista rilasciata ad un mensile australiano, Nick Kyrgios ha raccontato il suo modo di pensare, libero da ogni schema, non volendo essere rinchiuso in uno schema dove deve tener conto ad allenatori e agenti che cercano solo di guadagnare. Questo deriva anche dalla sua lotta contro la depressione, che spesso gli ha impedito di rimanere concentrato in campo, ma che sta superando grazie all’aiuto della sua fidanzata e della famiglia, alla quale è molto legato.

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Nick Kyrgios si racconta

L’aiuto alle persone bisognose

“Una volta ho comprato otto mila dollari di cibo e le persone mi guardavano male. Io dicevo: ‘Non è per me’. Mi ha colpito molto una donna incinta. Non poteva lasciare a casa i suoi bambini per andare a fare la spesa. Era in grossa difficoltà. Quindi le ho lasciato un paio di scatole di fronte alla sua porta. Non l’ho fatto per avere l’attenzione dei media. Ho cercato di prendermi un po’ di tempo per fare questo perché pensavo che fosse la cosa giusta da fare. Tutto qui”


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Kyrgios racconta la vita con la sua famiglia a Canberra

“Ho sempre vissuto lì, con mia madre e mio padre. E’ bello poterli vedere. Mi sento a casa. E i miei genitori sono cuochi incredibili quindi c’è sempre qualcosa di buono da mangiare. Sono nella stessa stanza in cui ero da bambino. Non è cambiata per nulla. Io sono cresciuto un po’ lontano dalla famiglia perché viaggiavo un sacco. Era difficile mantenere i contatti. Essere di nuovo a casa è stato come tornare indietro nel tempo e ritrovare le stesse emozioni. E’ stato fantastico. Sul circuito c’è un blocco di sette mesi in cui non riesco a vedere la famiglia o essere a casa. Quindi cerco di sfruttare il vantaggio di quello che sta succedendo al momento”

Le difficoltà del circuito ATP

“Non penso che le persone possano capire quanto soli ci si può sentire nel tennis. Sei sempre da solo in campo. Non puoi parlare con nessuno. Devi riuscire a risolvere i problemi da solo. Ho sempre fatto fatica in questo senso. Ci sono momenti in cui ero seriamente depresso. Mi ricordo che una volta a Shanghai alle quattro di pomeriggio ero ancora a letto, con le tende abbassate. Non volevo iniziare la giornata. Sentivo che nessuno volesse conoscermi come persona ma solo come tennista per usarmi. Sentivo che non mi potevo fidare di nessuno”

La gestione delle aspettative

Nick Kyrgios si racconta

“Un sacco di gente mi metteva pressione. Io stesso mettevo pressione su me stesso. Ho perso l’amore per il gioco. Sono andato in depressione perché pensavo a quello che dovevo essere. Non volevo uscire ed incontrare nessuno perché pensavo di averli delusi tutti con le mie sconfitte”

Il “Kyrgios’ way”

“Voglio fare le cose a mio modo. Certo è sempre necessario lavorare duro. Ma ognuno deve seguire la propria strada. Non ho nessun obiettivo chiaro, cerco di sentirmi bene mentalmente e fisicamente, poi vediamo come vanno le cose”

Il rapporto con gli altri tennisti e l’ATP

“Penso che la ATP e il mondo del tennis sono stati più duri con me rispetto agli altri. Il tennis è uno sport per gentiluomini e c’è un gruppo ristretto nel tennis che non vuole rumore durante i punti. Ma se si guarda oltre, se si guarda allo sport, allora ci si rende conto che è intrattenimento”

I problemi avuti da bambino

“Ero sovrappeso e non mi piaceva stare all’aria aperta. Ero molto introverso e insicuro. Piangevo un sacco quando mia mamma mi portava ai campi. Questi sono i miei primi ricordi del tennis. Penso a quando gli allenatori mi dicevano che non ce l’avrei mai fatta per il mio aspetto fisico. Non era facile sentirselo dire. Ma io credevo nelle mie abilità”

Le vittorie ottenute contro i top, come Federer e Nadal

“Non c’è nulla di meglio di giocare nei campi più importanti al mondo contro i migliori avversari. Lavorare duro e vincere quelle partite. Mi manca molto. La mia vita però non è solo il tennis. So che ad un certo punto la mia carriera da tennista finirà e non c’è nessun problema per me. Non penserò che avrei potuto lavorare più duro, giocare più tornei, fare quella cosa o quell’altra. Mi piace stare a casa con la mia famiglia e la mia ragazza, lavorare con la mia fondazione, aiutare la mia comunità. Ci sono un sacco di altre cose che mi piace fare a parte giocare a tennis. 

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