Tutto lo sport è fermo, e tutte le federazioni stanno studiando i migliori modi per poter ricominciare. Tra queste c’è l’NBA. Inizialmente la ripresa era prevista per gli inizi di maggio ma, dato il difficilissimo momento che stanno vivendo gli Stati Uniti d’America, l’opzione appare quantomeno impossibile. Mentre la Lega studia tutte le varie opportunità, è iniziata la sperimentazione dei “tamponi rapidi”, che permetteranno di avere un risultato in soli 15 minuti.

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L’NBA studia le possibilità per ripartire

La NBA sta studiando il modo migliore per ripartire, nonostante fissare date certe o stilare un calendario per il futuro sia attualmente molto complicato. La Lega sta cercando comunque di preparare un piano che permetta ai giocatori e alle trenta franchigie di riprendere l’attività agonistica nel minor tempo possibile. La ripresa inizialmente prevista per gli inizi di maggio appare ora a dir poco impossibile, ma spostare ancora di più l’inizio delle attività potrebbe congestionare ulteriormente un calendario già fitto di impegni. La prerogativa è quella di riuscire a tornare a giocare nel minor tempo possibile, accorciando i tempi, per quanto possibile. Secondo quanto detto da Brian Windhorst di ESPN, ai giocatori potrebbero bastare 25 giorni per tornare sul parquet in condizioni ottimali. Secondo il giornalista sportivo statunitense, ai giocatori servirebbero inizialmente undici giorni di lavoro individuale in palestra, dove ovviamente dovranno tenere conto delle distanze da rispettare, che comunque non sarebbe un grosso problema.


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Questo sembra comunque uno scenario idilliaco, vista la grave situazione degli Stati Uniti. La nazione guidata dal Presidente Donald Trump è infatti diventata la prima nazione al mondo per vittime del Covid-19, e la ripresa sembra sempre più lontana.
I tempi di recupero per i giocatori, che dovranno ritrovare la giusta forma fisica, fa però discutere all’interno dello stesso mondo della NBA. Se per Brian Windhorst bastano 25 giorni, secondo i medici e i preparatori fisici delle stesse squadre invece, servono almeno 30 giorni, se non di più.
Tutto resta perciò sospeso, in attesa che la situazione migliori e che decisioni concrete possano essere prese.

Parte la sperimentazione dei tamponi rapidi

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Verranno effettuati tamponi rapidi su tutti i giocatori

Anche se si potesse riprendere tra un mese però, come potrebbero i giocatori entrare in campo in totale sicurezza? Il basket è uno sport di contatto, specialmente nell’NBA, dove gli arbitri lasciano giocare i cestisti e sono meno rigidi rispetto ai campionato europei. Gli esperti stanno quindi studiando un metodo di controllo rapido ed efficace, che possa essere sottoposto spesso ai membri di tutte le squadre, giocatori e staff, per permettere che tutte le manifestazioni possano essere svolte nella massima sicurezza.

Le persone che stanno studiando e mettendo a punti i primi prototipi li hanno definiti come i dispositivi che vengono utilizzati dai diabetici per controllare il livello di glucosio nel sangue. Si tratta di una piccola puntura sul dito e in pochi istanti è possibile avere il risultato. L’NBA e la NBPA, il sindacato che rappresenta i giocatori, stanno supportando il progetto, sperando che possa aiutare a tornare il campo il prima possibile.
Secondo quanto riportato dal Washington Post, alcuni prototipi sarebbero già pronti e alcuni laboratori situati in Illinois avrebbero già ottenuto il permesso per sperimentare i dispositivi. Se tutto andrà bene, grazie a questa invenzione in meno di 15 minuti si potrebbe capire se una persona è positiva al Covid-19 o se abbia già sviluppato gli anticorpi, diventando così immune al contagio.

Il prototipo è quindi in fase di sperimentazione e non si hanno ancora notizie riguardo le tempistiche sul possibile via libera al suo utilizzo. L’NBA spera che la scienza possa aiutare tutti a superare questo difficile momento, tanto umano quanto economico. La quarantena forzata ha portato inevitabilmente ad un altissimo rischio di crisi economica, e il mondo della NBA non ne è affatto esente. Intorno a questo sport gira infatti un’enorme quantità di denaro, ma con le gare bloccate molte entrate verranno a mancare.
Secondo quanto riferito dalla stessa NBA, i dispositivi per effettuare i tamponi sono il primo passo da compiere prima di tornare a giocare, essendo fondamentali per garantire la sicurezza. Senza il tracciamento rapido del contagio può esserci nessuna garanzia per la ripartenza delle competizioni.
“Tutti i lavori che richiedono il contatto fisico con gli altri hanno questa necessità: dobbiamo sentirci sicuri e per esserlo bisogna poter testare le persone di continuo. Lo sport non fa eccezione”.

Per quanto riguarda la possibilità di giocare tutte le partite rimanenti nella stessa città, non sono ancora arrivate novità ufficiali. L’NBA pensava di poter racchiudere tutte le 30 squadre a Las Vegas, città che è dotata di moltissimi hotel e delle strutture sportive necessarie. La lega aveva addirittura comprato un’isola delle Bahamas, altra location ipotizzata per le partite, ma le condizioni del paese sono peggiorate rispetto ad alcune settimane fa, e la situazione rimane in stallo.

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