Si è giocato l’All Star Game e per la prima volta si è vista un po’ di sana competizione in questa partita che negli ultimi anni è sembrata più una sconclusionata parata di star. Negli ultimi anni infatti le partite di All Star somigliavano sempre più alle partite del Pro Bowl della NFL: ovvero nessun interesse sportivo solo una rimpatriata tra amici.

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Quest’anno nell’All Star Game si è assistito a qualcosa di diverso, un ritorno alle partite vere. Giannis Antetokounmpo, Lebron James, Kawhi Leonard e Chris Paul hanno riportato la vera competizione sportiva in questa partita fantastica. Forse le nuove stelle NBA, alcune delle quali ancora non del tutto affermate, sono più affamate di quelle che negli ultimi anni avevano dato un mesto spettacolo in questa importante occasione.

NBA: c’è aria di cambiamento

Il motivo può essere anche che la NBA si prepara a dei cambiamenti che la renderanno ancora più interessante e forse nel pacchetto c’era anche far tornare interessante anche l’All Star Game. La NBA, negli ultimi decenni è diventata lo sport più potente di tutti gli Stati Uniti. La NFL aveva avuto una gestione non ottimale e alcune perplessità sul gioco l’avevano resa più debole, il baseball della MLB dopo lo scandalo doping è entrato in crisi.

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La NBA invece godeva di ottima salute e ha sfruttato l’occasione per diventare il campionato più seguito del mondo. Poi anche la NBA, negli ultimi anni si è un po’ arenata ed è iniziata una sorta di crisi esistenziale. Evidentemente non si può vivere di rendita in eterno. I punteggi sempre più alti, il campionato troppo lungo che fa perdere valore alla singola partita, gli infortuni delle star e tanto altro ancora hanno fatto crollare il valore del marchio NBA.

Come è noto negli USA tutto è concesso tranne il fallimento o la crisi finanziaria. Per questo Adam Silver, il commissioner, e tutta la lega si sono immediatamente adoperati per trovare soluzioni. Si sta ragionando su una riforma globale, sia della regular season sia dei playoff. E bisogna ragionare in fretta perché i mercati non aspettano certo le esigenze della NBA. Sia ben inteso, la NBA è sempre un prodotto sportivo più che appetibile ma c’è una flessione e bisogna porre rimedio prima che il problema diventi strutturale.

Le squadre da lottery non riescono a far sbocciare i loro talenti così come accadeva un tempo, i divari tra le grandi realtà del basket e quelle più piccole aumentano, i punteggi nelle partite importanti hanno assunto proporzioni stratosferiche. Tutto questo sta facendo perdere competitività alla NBA.

Le partite di regular season contano sempre meno e la lotta per l’ottavo posto è diventata quasi ridicola visto che la squadra poi viene immancabilmente stracciata al primo turno. Non si vedono più grandi sorprese ma solo scontri tra titani, le grandi realtà del basket americano. Le altre, come detto, non crescono e si limitano a fare da contorno.

Questo oramai accade da tempo ma quest’anno sembra che Silver e Co. ne abbiano preso coscienza in maniera profonda e abbiano deciso di mettere mano alla risoluzione dei problemi. Forse è stato il calo dei rating televisivi la goccia che ha fatto traboccare il vaso. In fondo quello è il tornaconto più importante: se si perde appeal con la tv, si perdono sponsor e di conseguenza si perdono soldi.


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Le proposte di Silver andrebbero a ridisegnare completamente la NBA: innanzitutto si passerebbe da 82 partite a 78 in regular season, cercando di dare più importanza alla singola partita. Non è una riduzione drastica ma è un segnale importante. Nelle 78 partite però sarebbero inclusi due tornei: il primo di metà stagione e il secondo a fine stagione, con in palio gli ultimi 4 posti di playoff. Tra l’altro ci sarebbero dei grandi premi in vista per i giocatori che si assicureranno la vittoria del torneo di metà stagione. Questo anche per stimolare i protagonisti a dare il meglio.

Questo tipo di iniziative studiate dal Commissioner sono senza dubbio interessanti ma non sembrano risolutive. Ovvero: il fatto che ci si sia resi conto che il problema esiste è senza dubbio molto positivo. Probabilmente il tentativo di accorciare la stagione regolare, dando così più valore alle singole partite, va nella direzione giusta ma non ci sembra che il sistema sviluppato da Silver sia coerente con questo obiettivo.

Infatti se si considera che il torneo di fine stagione sarebbe allargato fino alla decima squadra si finirebbe per andare nella direzione opposta. Con 20 squadre a giocarsi l’accesso ai playoff nel torneo di fine stagione la regular season perderebbe ancora di forza. Ovvero le squadre tenderebbero a risparmiare energie per arrivare ad Aprile in forma e a giocarsi le chance di Playoff in quel momento e non durante la regular season.

Perché far giocare spesso le proprie stelle durante la regular se poi serviranno al massimo della forma durante il torneo di fine stagione? Proprio per questo motivo confidiamo sul fatto che le nuove misure siano riviste nell’ottica di dare più importanza alle partite singole e di creare tensione anche con partite da dentro o fuori.

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