Gli Stati Uniti d’America stanno vivendo un momento complicato, dopo l’omicidio di George Floyd per mano di un ufficiale di polizia. Le proteste contro il razzismo, supportate dal movimento “Black Lives Matter” che da anni porta avanti la causa degli afroamericani, si sono diffuse in tutto il paese, con migliaia di persone scese in strada nelle città statunitensi più importanti. La vicenda di George Floyd ha scatenato protese anche al di fuori dei confini statunitensi, e si è sparsa in moltissimi paesi del mondo, Italia compresa.
Dopo la presa di posizione della NBA, che in una nota firmata dal presidente Adam Silver aveva assicurato il pieno sostegno della Lega alla causa contro il razzismo, ora è arrivata un’altra concessione per tutti i giocatori. Gli atleti potranno infatti indossare liberamente maglie personalizzate, che esibiscono loghi o messaggi di sostegno al movimento “Black lives matter”, o a qualsiasi causa un giocatore scelga di seguire.

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I giocatori NBA potranno mostrare messaggi sociali sulle loro maglie

La conferma è arrivata da Chris Paul, presidente dell’associazione giocatori. Probabilmente molti giocatori sceglieranno di esibire il messaggio sulla schiena, dove normalmente viene scritto il nome dell’atleta. Questo era già successo in Premier League, dove dietro la schiena dei calciatori, sopra al loro numero, non appariva il nome ma la scritta “Black Lives Matter”, un modo per sostenere una causa sicuramente molto importante, e per dimostrare che lo sport può portare avanti un ruolo sociale non indifferente.
L’NBA è uno dei pochi sport che può contare su una maggioranza afroamericana tra i propri atleti, e per questo non può che essere molto sensibile al problema del razzismo. Una delle preoccupazioni principali dell’NBA, durante la fase di organizzazione della ripresa del campionato a Disney World di Orlando, è stata quella di garantire ad ogni atleta la possibilità di mostrare il proprio supporto ad una causa. Il tema del razzismo è infatti il più discusso nel paese di Donald Trump, dopo l’omicidio di George Floyd il 25 maggio scorso.

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Chris Paul, presidente dell’associazione giocatori NBA

Nelle ultime settimane sono stati tantissimi i cestisti ad esprimersi sull’argomento, da Lebron James a Andre Iguodala. Il numero 23 dei Los Angeles Lakers, poche ore dopo l’accaduto, aveva pubblicato un post sul proprio profilo Instagram, sfogandosi per la situazione assurda, con una frase entrata nella mente di moltissime persone: “Ora capite perché protestiamo?”.
Iguodala invece, durante la presentazione della sua autobiografia, aveva parlato del razzismo e di come, fin da bambino, avesse dovuto affrontare la questione superando l’ignoranza presente in troppe persone, specialmente in America.


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NBA e NBPA sono infine riuscite a raggiungere l’accordo per permettere ai giocatori di esprimersi liberamente, senza conseguenze. Sulle maglie dei giocator più famosi, ma non solo, compariranno slogan come “Black Lives Matter” e le ultime parole di George Floyd, una frase che è entrata nella mente di milioni di persone nel mondo e che per molti è un vero e proprio grido di battaglia come: “I can’t breathe”.

Il presidente dell’associazione giocatori, Chris Paul, ha spiegato di aver parlato con molti suoi colleghi, ottenendo quasi all’unanimità pieno supporto alla sua idea. E’ ovvio che nessuno sarà obbligato a presentare sulla propria maglia messaggi di supporto, ma questa non sarà altro che una scelta personale. Chris Paul ha inoltre ipotizzato l’idea di far apparire i nomi delle vittime, George Floyd e Breonna Taylor su tutti, sulle maglie, ma questo sarà fatto solo e unicamente con il consenso delle famiglie.

La presa di posizione dell’NBA e di Adam Silver

Chris Paul ha portato avanti l’iniziativa, con l’assenso di tutti i suoi colleghi, ma l’NBA aveva già aperto alla possibilità di lanciare messaggi sociale in campo già all’inizio del mese.
Con un comunicato ufficiale, la Lega aveva spiegato di essere pronta a prendere parte alla protesta, volendo far sentire la propria voce, con Adam Silver che si era detto orgoglioso della posizioen presa e dalle azioni compiute da tanti componenti dell’NBA e della WNBA.

Silver aveva inviato una nota interna a tutti gli impiegati degli uffici NBA, spiegando quanto fosse frustrante e deprimente dover assistere ancora una volta a episodi gravi di razzismo e violenza negli Stati Uniti.

“Le immagini brutali della morte di George Floyd, colpevole solo di avere un diverso colore della pelle, ci ricordano che nel nostro Paese ci sono ferite che non sono mai guarite. Il razzismo, la brutalità della polizia e le ingiustizie dovute alla discriminazione rimangono parte integrante della vita di tutti i giorni in America e non possono più essere ignorate. Sono incoraggiato nel vedere che tantissimi membri della famiglia NBA e WNBA hanno deciso di parlare per chiedere giustizia, sollecitando proteste pacifiche e lavorando per un cambiamento significativo della società. Adesso continueremo a garantire il nostro contributo insieme ai giocatori e alle squadre. Come organizzazione, siamo chiamati a fare tutto ciò che è in nostro potere e a sfruttare la nostra posizione per chiedere un cambiamento che non si può più rinviare”

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