Il caso di Jacob Blake, afroamericano ferito dalla polizia con sette proiettili nella schiena, ha sconvolto nuovamente gli Stati Uniti. Per protestare ancora una volta contro il problema del razzismo, i giocatori coinvolti nei playoff NBA avevano deciso di non scendere in campo, mandando un segnale forte. Dopo essersi riuniti, le franchigie hanno deciso di tornare a giocare nel week end, continuano però la propria protesta, guidata dalla stella dei Los Angeles Lakers Lebron James, che con un tweet aveva attaccato duramente il presidente Donald Trump. E dopo alcuni giorni anche il presidente americano ha deciso di rispondere a tono, rilasciando una dichiarazione destinata a far discutere.

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La NBA si prepara a ripartire dopo la protesta

Il caso di Jacob Blake ha sconvolto, ancora una volta gli Stati Uniti. Dopo le enormi proteste seguite all’omicidio di George Floyd, la situazione non è affatto cambiata, e il movimento Black Lives Matter continua a manifestare in tutte le strade statunitensi. Dopo l’incredibile caso di Jacob Blake, sparato sette volte alle spalle da alcuni agenti di polizia, le squadre coinvolte nei playoff NBA hanno deciso di non scendere in campo, schierandosi una volta in più contro il razzismo.

Un ruolo chiave in questa scelta sembra essere stato dell’ex campione Michael Jordan. Il proprietario degli Charlotte Hornets, l’unico patron afroamericano in tutta la NBA, ha parlato con l’associazione dei giocatori NBA prima che iniziassero le discussioni per decidere cosa si potesse fare per allentare le tensioni. Secondo ESPN sarebbe stato proprio Michael Jordan a proporre la protesta e invitando le squadre a non scendere in campo, richiesta che i giocatori avrebbero sposato volentieri.


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Sia i giocatori che Michael Jordan erano però d’accordo sul non abbandonare completamente i playoff, per evitare una ripercussione economica troppo grave sulle proprie squadre, già messe in difficoltà da mesi di stop a causa del Covid-19. I giocatori hanno deciso di riprendere la stagione nel week end, dopo le tre partite rinviate ieri in segno di protesta contro l’ingiustizia razziale. I Los Angeles Clippers e, soprattutto, i Lakers avevano minacciato di chiudere qui la stagione, ma sembrano essere tornati sui loro passi. Il consiglio di amministrazione della NBA si è riunito in separata sede, per decidere come muoversi e trovando così il modo per convincere i giocatori a tornare in campo senza proseguire la protesta. I primi a fermarsi erano stati i Milwaukee Bucks, boicottando la gara 5 contro i padroni di casa degli Orlando Magic, seguiti poi da Houston Rockets, Oklahoma City Thunder, Los Angeles Lakers e Portland Trail Blazers.
Lo stop dell’NBA ha avuto ripercussionianche su altri campionati americani. Anche alcune partite di baseball sono state annullate, così come il calcio professionistico si è fermato. Anche le donne della WNBAhanno protestato come i loro colleghi, inginocchiandosi simbolicamente in mezzo al campo e indossando una maglietta con sette ferite sulla schiena, a simboleggiare i sette proiettili che hanno ferito gravemente Jacob Blake. Anche l’ex presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha appoggiato la scelta dell’NBA, mentre la nuova star del tennis mondiale Naomi Osaka ha annunciato di non voler prendere parte alla semifinale del Master 1000 di Cincinnati, inviando un segnale importante di protesta.

Tra le stelle della NBA che si sono esposte di più non poteva che esserci Lebron James. Il leader dei Los Angeles Lakers ha pubblicato un tweet molto polemico, diretto probabilmente al presidente Donald Trump.

“Fuck this man, we demand change. Sick of it”

Un tweet piuttosto chiaro, con Lebron James che ha preso una posizione molto netta. Il “fuck” è probabilmente rivolto a Donald Trump, mentre il numero 23 dei Lakers fa capire la necessità di un cambiamento per una situazione e un problema che sembra non vogliano cambiare mai.

La risposta di Donald Trump alle critiche dell’NBA

NBA

Dopo il tweet di Lebron James contro Donald Trump, tutti erano molto impazienti di una risposta del Presidente americano. Subito dopo la scelta di non scendere in campo per giocare i playoff, lo staff del vicepresidente Mike Pence aveva definito le proteste “stupide e assurde” aumentando il clima di tensione. Infine, anche Donald Trump ha deciso di dire la sua, commentando con parole che sicuramente faranno discutere e rischiano di alimentare le proteste in corso.

“L’NBA è diventata un’organizzazione politica e non penso sia positivo per il paese. Le persone sono stufe dell’NBA”

Ecco le parole del presidente Trump, rilasciate durante la convention repubblicana, destinate a far discutere. La dichiarazione fa il verso a quella di Lebron James con il leader statunitense che si dichiara stufo delle proteste delle squadre dell’NBA, da sempre molto attive nella lotta al razzismo. Il basket americano è formato al 70% da giocatori afroamericani, e l’argomento razzismo non può che essere molto importante nella Lega. Le parole di Donald Trump non aiutano quindi a ristabilire una certa tranquillità nel mondo NBA, ma anzi alimenteranno sicuramente le proteste. Le partite riprenderanno sabato e sicuramente vedremo dimostrazioni di antirazzismo sia in campo che sulle maglie dei giocatori coinvolti, così come accaduto dopo la morte di George Floyd.

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