Mentre nel nostro paese la Federazione italiana pallacanestro ha deciso di fermare e sospendere tutti i campionati, negli Stati Uniti d’America la situazione è molto diversa. La NBA è il campionato sportivo più seguito e amato dagli americani, e bloccarlo definitivamente rappresenterebbe un danno d’immagine enorme, oltre che una perdita di denaro incalcolabile. La Lega stava vivendo l’emergenza del Covid-19 ben prima dello scoppio all’interno del paese, avendo dovuto risolvere la situazione di alcuni impiegati (sono oltre 200) nelle sedi di Shangai, Pechino, Hong Kong e Taipei. I vertici della NBA erano quindi ben consapevoli della pericolosità del Covid-19 e, anticipando lo stesso governo americano, l’opinione pubblica ma anche le agenzie sanitarie, hanno deciso di fermare il campionato già dall’11 di marzo.

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L’NBA cerca un modo per terminare la stagione

Ora però, la Lega sta cercando di fare di tutto per salvare il salvabile o almeno di provarci fino alla fine. L’unica fortuna del commissioner Adam Silver, è che tutte le franchigie sono unite nella decisione di riprendere a giocare appena possibile, mentre in Europa ad esempio, ogni società ha una sua diversa opinione, a seconda dell’impatto economico che un stop totale possa avere. Ad alcuni la sospensione non arrecherebbe troppi danni, mentre per altri sarebbe potenzialmente fatale, mentre altri ancora tentano di evitare la retrocessione in un campionato minore con il congelamento della classifica.

L’idea più in voga in questi giorni, uscita per la prima volta sulle pagine del New York Post, sarebbe quella di riunire tutte le squadre in un unico luogo per ridurre al minimo i rischi per la salute dei giocatori, dello staff e di tutto il personale che ruota attorno all’NBA.
Verrebbe così riproposto il modello della Summer League, con cinque o sette partite per squadra, che permetterebbero così di terminare la stagione regolare. Così sarebbero soddisfatti anche i bisogni delle emittenti locali, che vogliono raggiungere le 70 partite trasmesse. I playoff con le serie al meglio dei tre round sarebbero quindi determinanti per la nomina di un campione, come riferito da una fonte anonima molto vicina all’NBA.


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Era stata proposta anche la finale con una sola partita (solitamente si gioca al meglio delle sette partite), ma l’ipotesi è stata scartata, e verrà usata solo come ultima risorsa nel caso le cose dovessero addirittura peggiorare, cosa che nessuno si augura. Le location più facilmente immaginabili sono rappresentate da città non colpite dalla pandemia, come Las Vegas, Atlantic City, Orlando, Hawaii, Louisville e le Bahamas. Se dovesse passare l’idea di giocare in più sedi, si potrebbe pensare a dividere le squadre per division.

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Il campionato NBA potrà essere terminato?

La NBA vorrebbe finire tutte le partite entro la fine di giugno, con una durata massima di due mesi. Il draft verrebbe così rimandato a fine agosto/inizio settembre, mentre la stagione successiva si potrebbe iniziare intorno al periodo di Natale, cosa già avvenuta in altre occasioni. Così facendo però, verrebbe ritardato di due mesi la fine della stagione 2020/2021, e andrebbe a sovrapporsi così ai Giochi Olimpici di Tokyo, che avranno inizio il 23 luglio del 2021.
La NBA ha fissato la metà di aprile come termine massimo per prendere una decisione su questa stagione sfortunata, tenendo però conto che al momento è molto difficile capire quale sia la reale diffusione del Covid-19 negli Stati Uniti, dato che ben 28 milioni di persone non possono permettersi un’assicurazione sanitaria e quindi sottoporsi al tampone.

Dove si potrebbe giocare?

Abbiamo detto che l’NBA cerca un luogo dove poter terminare la stagione, un posto che sia abbastanza sicuro da trasferirvi tutte le squadre per giocare nei due mesi estivi.
La prima ipotesi è quella di Las Vegas che, essendo nel bel mezzo di un deserto, rende più semplice il controllo degli accessi alla città. La città dei casinò è dotata inoltre di tutte le strutture adeguate, come impianti da gioco ma soprattutto grandi alberghi ora vuoti a causa della pandemia. Giocando a porte chiuse, ammesso che si possa fare, ciò dovrà avvenire necessariamente a porte chiuse, e Las Vegas sembra la città ideale dove farlo, magari accorciando i tempi con playoff al meglio delle tre partite, invece che sette come prevede il normale regolamento.

Las Vegas non è però l’unica soluzione. Dove si va per sfuggire ad una pandemia? Su un’isola, ovvio.
Secondo quanto riportato dal Guardian di Nassau (quotidiano delle Bahamas), la NBA avrebbe acquistato un’isola nell’arcipelago, lontana solo 180 chilometri da Miami e grande circa 1 km2. L’acquisto sarebbe avvenuto per una cifra che gira intorno ai 29 milioni di dollari.
L’isola è provvista di campi da tennis e da basket, ed è famosa per aver ospitato il presidente degli Stati Uniti Richard Nixon nei suoi ultimi anni di vita. Sarà però necessario, nei prossimi mesi, procedere con ristrutturazioni importanti, nel caso si volesse davvero concludere la stagione alle Bahamas, dovendo, la piccola isola, ospitare tutte le franchigie della NBA contando giocatori, allenatori, staff e arbitri.

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