L’Australian Open non è ancora iniziato, ma le parole di alcuni tennisti stanno già facendo discutere. Le polemiche nascono dal numero 1 al mondo, Novak Djokovic, che ha fortemente criticato la scelta degli organizzatori di fornire servizi diversi ai tennisti, a seconda della classifica. Chi occupa i primi posti infatti si è visto riservare delle camere molto grandi nella città di Adelaide, mentre gli altri si trovano a Melbourne, con qualche libertà in meno e più difficoltà nella preparazione atletica. Djokovic si è detto molto dispiaciuto di questo, poiché in questo modo non tutti gli atleti si possono preparare adeguatamente. Le sue parole sono state però fortemente criticate e forse, mal interpretate. A tal proposito è intervenuto anche Rafa Nadal, che si è detto deluso da chi non riconosce i propri privilegi in un momento difficile per tutti.

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Rafael Nadal, frecciatina a Djokovic dopo le critiche all’organizzazione dell’Australian Open 

“Non ho sentito quei giocatori che a Melbourne hanno stanze anche migliori delle altre, lamentarsi di avere camere migliori. Non ho neanche sentito dire dagli stessi giocatori che tanto si sono lamentati delle differenze tra Adelaide e Melbourne, che sarebbe stato giusto stare tutti in quarantena senza allenarsi, visto che sfortunatamente ci sono decine di giocatori che hanno viaggiato con positivi e non possono farlo. Ci si lamenta sempre quando si ha una condizione di svantaggio, non quando si ha un vantaggio. Cerchiamo tutti di fare del nostro meglio”


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Nadal contro i tennisti che non riconoscono i loro privilegi

“E’ comprensibile che ci siano le lamentele. Ma dov’è la linea tra privilegi e non? Io ho una visione diversa rispetto ad altri. Ovviamente per noi che siamo qui ad Adelaide le condizioni sono migliori rispetto alla maggior parte dei giocatori che stanno a Melbourne. Ma sempre a Melbourne ci sono giocatori che hanno stanze più grandi dove poter fare allenamento fisico, altri invece stanze più piccole dove non possono avere contatti con allenatore o preparatore atletico. Dov’è la linea? E’ un tema di etica e ognuno ha la propria e rispettabile opinione”

“14 giorni di quarantena non sono nulla in confronto a quanto accade nel mondo”

“Massima solidarietà ai giocatori che stanno passando una situazione spiacevole non potendo uscire dalla stanza. Spero che quando usciranno dalla camera possano avere tutti gli aiuti possibili dai tornei per tornare in forma. La situazione è molto dura. Stare 14 giorni confinati non è piacevole, ma paragonato a ciò che sta succedendo è una cosa da niente. Sentiamo ogni giorno storie tristissime, persone che perdono il padre, la madre o i fratelli senza poterli salutare. Quando succedono cose del genere le lamentele eccessive per stare 14 giorni in stanza d’albergo credo che siano da ignorare. Siamo qui, siamo fortunati. Pur essendo in condizioni peggiori del solito, possiamo allenarci, giocare e siamo sani. Applausi a tutti coloro che hanno un atteggiamento positivo. Perché la realtà è che siamo in un albergo a cinque stelle e abbiamo da mangiare. Credo che chi si lamenta manchi di rispetto a chi sta cercando di fare il massimo per noi e a chi sta passando situazioni peggiori“

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E’ giusto lamentarsi pubblicamente per l’organizzazione dell’Australian Open? 

“Cerchiamo tutti di aiutarci a vicenda. Alcuni di noi hanno bisogno di rendere pubbliche le cose che fanno per gli altri, mentre altri, come me, scelgono di farlo privatamente senza dover pubblicizzare tutto. Non c’è bisogno di fare propaganda e pubblicare tutte le chiamate che facciamo”

Giocando a Rotterdam potresti riprendere la prima posizione in classifica Atp. E’ un obiettivo importante per quest’anno?

“Giuro che non lo sapevo. Non che sia destino averlo saputo ora. Anni fa forse ci pensavo a giocare un torneo per tornare numero uno, ora non più. Non è mai il mio obiettivo diretto, se i risultati sono buoni nei tornei che gioco e ci arrivo, è fantastico. Nel mio calendario normale in questi anni ho sempre giocato Indian Wells e Acapulco prima di Miami. Quest’anno mi sono iscritto a Rotterdam perché Indian Wells non si gioca, ma il mio calendario è abbastanza variabile”

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