Il tennis è sempre stato uno degli sport dove i giocatori hanno mostrato più sportività e rispetto per le regole, non è un caso che venga ancora oggi definito “lo sport dei gentleman”. Per questo la storia di Mariano Puerta fece scalpore nel 2005 e, nonostante siano passati quindici anni, continui a tenere banco. In quell’anno infatti, dopo aver raggiunto e poi perso la finale del Roland Garros contro un giovanissimo Rafael Nadal, il tennista argentino risultò positivo ad un test antidoping. Puerta risultò positivo all’etilefrina, ma il tennista spiegò di averlo ingerito bevendo dallo stesso bicchiere di sua moglie, che lo utilizzava a causa di problemi con la pressione sanguigna. In seguito alla positività al test antidoping, Puerta ricevette una squalifica di otto anni, poi ridotta a due quando fu stabilito che la quantità utilizzata fosse troppo bassa per avere un effetto concreto sulle sue prestazioni in campo, ma soprattutto fu costretto a restituire tutti i premi in denaro vinti quell’anno, pari a 887.000 dollari.
Dopo molti anni, Mariano Puerta ha spiegato cosa sia eccessivamente successo, e di come abbia utilizzato delle pillole illegali a sua insaputa.

Puerta
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Le parole di Mariano Puerta

“Nel 2004 finii il torneo a Guadalajara e comincia le vacanze viaggiando da lì con mia moglie a Puerto Vallarta. Poi andammo a Miami e prima di tornare andai in un locale General Nutrition Centers per acquistare le vitamine da usare durante l’anno, come di consueto. Arrivai a Buenos Aires per la pre-season. Prima di andare ad un challenger in Cile dissi a Diore Lecman: ‘Ho dimenticato di comprare o non riesco a trovare la bottiglia di caffeina e ginseng’. Lui mi disse che aveva un amico che lavorava in un laboratorio, al quale poteva chiedere di farle, dato che rimaneva oltre l’orario e ci risultava più economico. Dissi di si e mi sembrava tutto normale. Prima del viaggio in Cile prendo quella bottiglia e parto per iniziare l’anno. Era una pillola che non usavo sempre, dipendeva da come mi sentivo. Se stavo bene e giocavo contro qualcuno che mi dava un po’ di tempo nello scambio, non la prendevo. Non era la stessa cosa giocare contro Agassi o contro Corretja. Contro Agassi, mentre stavo terminando il mio swing, ricevevo di nuovo la palla. Contro Corretja avevo più tempo, perché colpiva la pallina in fase discendente. Quando Lecman mi informò che aveva quell’amico che produceva integratori vitaminici mi sono fidato. Al 100%”. 


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Mariano Puerta spiega di aver avuto piena fiducia in Lecman, nonostante dopo i Giochi Olimpici di Atene 2004 tornò in Argentina per evitare un controllo antidoping

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“Si, mi sono sempre fidato di Lecman, riponevo una fiducia cieca nella mia squadra. Non avrei mai pensato che potesse fare qualcosa che poi mi avrebbe compromesso, perché tutto ciò che fosse risultato nocivo per me sarebbe stato nocivo anche per lui. Non si sarebbe tirato la zappa sui piedi. Dunque, inizio a gareggiare. Perdo la finale a Buenos Aires e mi fanno un primo controllo antidoping. Arrivo in semifinale ad Acapulco ed ecco un altro controllo. Vinco a Casablanca e mi convocano per un altro controllo. Gioco un grande torneo a Montecarlo e mi controllano. Ad Amburgo ancora un altro controllo antidoping. Decido di dormire a Parigi il mercoledì prima dell’inizio del torneo. Avevo un gioco molto solido, dato che avevo vinto buone partite nel corso della stagione di terra battuta. Siamo andati con anticipo a Parigi. Partecipo al Roland Garros essendo, credo il numero 35 del mondo e non avevo quella posizione di classifica da anni. Ero tornato! Dopo quello che avevo vissuto, potevo fare qualcosa di proposito? Impossibile”

La scoperta della positività al doping 

“Nulla. I tornei e i controlli si succedevano e niente. Andai in Australia per disputare la Davis, vola in Olanda per giocare ad Amersfoort, poi Kitzbuhel, Sopot, Montreal, Cincinnati e tornai alla fine a Buenos Aires. Mi riposai qualche giorno, mi allenai, decisi di rompere con Schneiter e assumere Guillermo Perez Roldan. Ero numero 9 ATP. Firmai un precontratti milionario con uno sponsor tecnico. Era tutto perfetto con mia moglie e la mia famiglia. Andava davvero alla grande. Ma poi un venerdì mattina mi chiamò mia madre per dirmi: ‘Hai tante lettere, vuoi che te le mandi?’. Le dissi di sì e lei me le spedì. Presi l’ascensore, entrai nell’appartamento con mia moglie che si stava preparando perché stavamo per partire. Mancavano solo pochi giorni all’inizio del torneo di New York. La lettera diceva che ero risultato positivo al Roland Garros. E’ stata una grande sorpresa e ha cambiato di nuovo la mia vita. Non avevo idea di cosa stessero parlando. Da lì è stato il caos. Non potevo più sbagliare perché ero recidivo. E’ iniziato un processo per scoprire da dove provenisse quella sostanza. Dovevo andare agli US Open, il mio manager chiamò Guillermo per informarlo. Gli avevamo dato la possibilità di non partecipare, ma è rimasto con me fino all’ultimo torneo di quell’anno”

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