In un’intervista esclusiva al Corriere dello Sport, il presidente del CONI Giovanni Malagò ha parlato della situazione dello sport italiano in relazione al Coronavirus. Se per il calcio è bastato chiudere le porte in alcuni stadi, per gli altri sport è stato necessario fermare tutto, cosa che ha fatto anche infuriare molti sportivi. Ecco le parole di Giovanni Malagò.

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Le parole di Malagò

“Da uomo delle istituzioni credo che si sia voluto dare un segnale giusto, confermando la priorità della salute pubblica su tutto. E’ chiaro che questo abbia innescato una serie di reazioni a catena con cui dobbiamo ora fare i conti. Tutti mi chiedono cosa si farà da lunedì in poi. Atleti, tecnici e dirigenti di ogni dove, soprattutto quelli impegnati nelle qualificazioni olimpiche. Spero che il rispetto delle prescrizioni adottate possa rimettere il paese nelle condizioni giuste per tornare alla normalità. Non lo può garantire nessuno purtroppo, e di conseguenza penso che si stia navigando a vista.


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Il danno economico per il mondo dello sport ovviamente è enorme. Lo sport rappresenta il 2% del Pil, più l’indotto. Non saprei dire se ci sia un eccesso di cautela per questo problema. E’ facile dire da fuori cosa si dovrebbe fare, ma se mi metto nei panni di chi deve decidere capisco che la situazione è molto più complessa. Però, al di là delle misure che non voglio contestare e che rispetto, non posso nascondere che un certo tipo di narrazione della situazione abbia incrementato eccessivamente l’allarme.

Non sono preoccupato per le Olimpiadi. Parlo ogni giorno con i responsabili e non c’è alcun cambiamento nel piano. E’ vero che il presidente Abe in Giappone ha chiesto il rinvio di tutte le grandi manifestazioni sportive, ma è esattamente quello che stiamo facendo anche noi, niente di più. Quindici giorni di stop per prevenire sviluppi futuri. Sono stati fermati gli eventi di questi giorni, ma altri manifestazioni importanti come gli Internazionali di tennis a Roma, il Palio di Siena o l’Europeo no, si faranno regolarmente.

E’ normale che molti atleti siano turbati ora, non è una situazione usuale. Sono in contatto con molti di loro. Alcuni si stanno allenando all’estero, anche per abituarsi al clima estivo del Giappone, e pensano di prolungare il soggiorno fuori dall’Italia. Chi sta qui è più preoccupato, ovviamente. Chi ha gare a breve termine è preoccupato di poter finire in quarantena e magari anche di non poter competere. Non voglio che l’Italia rinunci alle Olimpiadi, perché è la competizione più bella che ci sia. In Giappone vogliamo fare meglio di quanto fatto a Rio. Non è facile perché ci sono nazioni nuove che si stanno specializzando in alcune discipline, e possono portare via qualche medaglia. Se guardi il medagliere di quarant’anni fa trovi solo quindici nazioni e le prime cinque da sole valgono quasi l’80% del podio. Questa cosa è finita, ora è diverso. Se allora si vinceva con ottanta medaglie, ora ne bastano quaranta”

Malagò Coronavirus

Gli spalti vuoti di San Siro in Inter-Ludogorets

Parla così il presidente del CONI Giovanni Malagò. La situazione in Italia non è facile e, soprattutto nel mondo del calcio, si discute molto della possibilità di fermare o meno il campionato. Tutti gli sport hanno bloccato qualsiasi tipo di evento, escluso ovviamente il calcio, che ha invece optato per giocare le partite nelle regioni del Nord a porte chiuse, scatenando una serie infinita di polemiche. E’ chiaro che gli interessi economici in sport come basket o pallavolo non siano paragonabili a quelli della Serie A.

Fermare il campionato significherebbe distruggere completamente il calendario sportivo dei club, specialmente di quelli impegnati in campionato, in Coppa Italia e nelle coppe europee, Champions ed Europa League. In più c’è da considerare l’avvicinarsi dell’Europeo 2020 a maggio, che verrà giocato anche in Italia, allo Stadio Olimpico di Roma, dove giocherà anche la Nazionale italiana. La scelta di andare avanti con le partite di Serie A (fermando però quelle delle leghe minori), ha fatto storcere il naso a molti, che consideravano necessario un blocco totale. E’ notizia recente che uno dei giornalisti arrivati in occasione del match tra Atalanta e Valencia, giocato a San Siro, sia risultato positivo ai tamponi effettuati dai medici.

Questa notizia ha contribuito allo scatenarsi di ulteriori polemiche, nonostante la Lega abbia effettivamente deciso di giocare Inter-Ludogorets, sempre a San Siro, a porte chiuse, proprio per evitare qualsiasi rischio. Allo stadio è stato permesso l’accesso solo a chi fosse realmente essenziale, diminuendo al minimo lo staff delle squadre, i giornalisti italiani e bulgari e lo staff delle televisioni autorizzate a trasmettere la partita. Il panico da Coronavirus non ha colpito solo il calcio, ma anche altri sport. Per quanto riguarda il rugby, ad esempio, la nazionale irlandese ha chiesto, e ottenuto, il rinvio della partita valida per il Sei nazioni contro l’Italia, che si sarebbe dovuta giocare a Roma. Nonostante nella capitale non ci sia una vera e propria emergenza, gli irlandesi hanno scelto comunque di rinviare la partita, evitando qualsiasi rischio contagio.

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