Anche in Francia la lotta al Coronavirus ha smesso di essere un tema con cui prendersi gioco degli altri Paesi europei ed è diventata una questione seria. La Ligue 1, come tutti i più importanti campionati professionistici del mondo è ferma.

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La decisione è stata molto difficile perché nel calcio si gioca tutto su equilibri piuttosto sottili. Di soldi ne girano molti ma sia in entrata che in uscita e uno stop lungo potrebbe essere assolutamente deleterio. La prima preoccupazione è quella a livello sanitario, senza dubbio, ma è molto forte anche il timore che questo stop si trasformi in un vero e proprio tracollo finanziario.

Ligue 1: le dichiarazioni di Caiazzo

Bernard Caiazzo, amministrato delegato del Saint Etienne, è stato davvero puntuale e lapidario nel descrivere questa grande preoccupazione che sembra essere comune a tutti i dirigenti sportivi francesi:

“Sono molto preoccupato per l’impatto economico, senza aiuti da parte dello Stato, entro sei mesi, la metà dei club professionistici andrà in fallimento. I cinque principali campionati europei hanno già perso 4 miliardi di euro, la Ligue 1 fra i 500 e i 600 milioni”

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Un vero e proprio disastro economico e finanziario che per il momento può essere ancora contenuto e limitato nei suoi effetti a lungo termine. In realtà la paura di un tracollo finanziario mondiale dello sport è senza dubbio un timore largamente condiviso in tutti i Paesi, soprattutto in Europa.

Tant’è che in Bundesliga anche i calciatori, allo scopo di proteggere anche il loro futuro, hanno deciso spontaneamente di tagliarsi gli stipendi del 20% per aiutare i club a far fronte alle spese derivate dal lungo stop. L’azione sembra molto elegante e viene presentata al pubblico come quella di professionisti multimilionari che si mettono una mano sul cuore e l’altra al portafogli. Lo scopo sarebbe quello di aiutare i propri club a pagare gli stipendi di tutti quei lavoratori che aiutano le squadre a diventare grandi seppure le loro figure professionali non siano ricompensate con ingaggi da nababbi.

In realtà i calciatori si sono resi conto che se le squadre andranno in fallimento non ci saranno più grossi introiti nemmeno per loro. E’ un equilibrio che se viene a mancare potrebbe riportare molto indietro anche il loro stipendio. Infatti anche in Francia si è iniziata la corsa ai tagli volontari degli stipendi: il presidente del Paris Saint-Germain, Nasser Al-Khelaifi si è già detto molto favorevole alla riduzione degli stipendi dei giocatori per aiutare a contrastare la crisi.

L’iniziativa francese come detto viene dopo quella di diversi club tedeschi e anche quella del Barcellona. Teoricamente si dovrebbe andare verso una decisione univoca delle singole leghe anziché affidarsi alla buona volontà dei club e dei giocatori, ma per il momento nessuna lega ha ancora messo nero su bianco nulla in tal senso.

Nel Paese transalpino si va dunque verso una disoccupazione parziale, che è un’opzione che è stata riformata per l’appunto il 16 Marzo dal governo di Macron. In Francia infatti i calciatori sono considerati lavoratori a tutti gli effetti e per il fatto di non giocare hanno diritto ad uno stipendio ma piuttosto decurtato. Si tratta di recepire per il momento circa il 70% lordo dello stipendio e i club hanno 30 giorni per la dichiarazione della propria attività ridotta che gli permetterà di poter chiedere un indennizzo statale. Sono queste misure straordinarie per salvare un’azienda importante per tutta l’economia francese. Non dimentichiamo che la Ligue 1 in Francia è un vero e proprio colosso finanziario.


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Bernard Caiazzo, che come abbiamo visto non ha peli sulla lingua ha dichiarato anche:

“Nella migliore delle ipotesi la Ligue 1 potrebbe ripartire il 15 giugno, ma dobbiamo finire il campionato a tutti i costi, anche se dovessimo chiudere a estate inoltrata”.

 Tutte le iniziative sul tavolo dei massimi dirigenti del calcio francese, per salvare il salvabile, quindi prevedono senza dubbio di riprendere a tutti i costi il campionato. L’Europeo rimandato può senza dubbio aiutare a trovare spazio. Un campionato non finito creerebbe un vero e proprio buco finanziario, d’immagine e lascerebbe anche una macchia a livello di orgoglio nazionale. Si valuterà più avanti se riprendere con partite a porte chiuse o a porte aperte ma quello che è certo è che il campionato 2019/2020, presto o tardi, ripartirà.

Mentre in tutta Europa si lotta contro il tempo e il pericolo di un tracollo finanziario dei campionati di calcio, in Bielorussia si respira tutt’altra aria. Infatti è iniziato ufficialmente il campionato di calcio, con tanto di porte aperte, senza alcuna decurtazione di stipendi e particolari misure di sicurezza. Il Presidente Lukashenko sembra aver preso il problema Coronavirus in maniera piuttosto leggera ed ha invitato i suoi connazionali a fare molto spesso la sauna e a bere tanta vodka. Secondo Lukashenko è questa la ricetta perfetta per battere il virus. Speriamo non si sbagli.

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