Ieri il presidente del CONI Giovanni Malagò ha svolto una riunione (in video chiamata) con il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora e l’amministratore di Sport e Salute Vito Cozzoli, per discutere degli aiuti destinati alle federazioni sportive italiane. Tutte, nessuna esclusa. Malagò ha infatti voluto precisare come il calcio, di cui chiaramente si discute molto, non debba essere considerato più importante o “speciale” rispetto agli altri sport, che riceveranno quindi un aiuto omogeneo.
Oggi però, il presidente della Lega dilettanti Cosimo Sibilia ha rilasciato un’intervista a Il Messaggero, parlando del difficilissimo momento che sta vivendo il calcio dilettantistico, che rischia di veder svanire numerose società. Sono un milione i tesserati che sono stati fermati dalla sospensione di tutti i campionati e le manifestazioni sportive. Migliaia di partite di calcio che potrebbero non essere mai recuperate, facendo registrare perdite enormi.
Il presidente della Lega dilettati, e vice presidente vicario della FIGC, Cosimo Sibilia conosce bene le difficoltà che il mondo dello sport sta attraversando, e ne ha parlato nel corso dell’intervista.

Sibilia
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Sull’ipotesi di sospendere definitivamente tutti i campionati

“Penso che prima o poi dovremmo tornare a giocare. Ovviamente potremo farlo solo quando il problema sanitario che affligge la nostra nazione sarà superato, in modo tale da garantire la massima sicurezza a giocatori, staff, allenatori e tifosi. Non abbiamo intenzione di sospendere tutto come è avvenuto in Inghilterra, non è un’ipotesi che vogliamo prendere in considerazione. Speriamo di tornare in campo nel mese di maggio, in modo tale da poter portare a termine tutti i campionati”

I titoli potranno essere assegnati a tavolino?

“Assolutamente no. L’unico verdetto che riteniamo valido è quello che viene dal campo. Se volessimo assegnare un titolo a tavolino dovremmo trovare un giusto metro di giudizio per, ma arriverebbero una serie infinita di reclami. Finire i campionati è un nostro dovere, perché siamo il cuore del calcio italiano e vogliamo dare un segnale forte. Il calcio dilettantistico è un motivo di aggregazione, solidarietà, amicizia e sportività.
Non ci sono dubbi però che sia quello maggiormente a rischio. Secondo i nostri studi potremmo perdere quasi tremila società. Questa cosa non può assolutamente succedere. Queste società rappresentano il 30% dell’intero movimento, perderle significherebbe far morire il gioco del calcio. Non dimentichiamoci che nelle regioni più colpite (Lombardia, Veneto), le partite sono sospese da metà febbraio.


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E’ stata fissata una data per la ripresa?

“Purtroppo no, non possiamo farlo. La salute e l’emergenza nazionale vengono, ovviamente, prima di tutto. Noi speriamo di poter riprendere nel mese di maggio, perché nel caso in cui dovessimo riprendere a giugno, il numero di società che potrebbero fallire sarebbe ancora più alto. Credo che nessuno più di noi possa rappresentare al meglio la realtà sociale di questo paese. Il calcio dilettantistico è formato da piccoli imprenditori, artigiani, commercianti… i rischi che corrono e il prezzo che potrebbero pagare sono gli stessi della maggior parte delle persone in questo paese”

Gli aiuti dal Governo

“E’ chiaro che serviranno aiuti da parte del Governo. Altrimenti sarà durissima affrontare la realtà. Se non si interverrà nel modo giusto, pochi saranno invogliati a tenere vivo il movimento del calcio dilettantistico quando tutto potrà ricominciare. Come può aiutarci il Governo? Intervenendo su comuni ed enti locali, in modo tale da agevolare l’utilizzo degli impianti sportivi ad esempio. Potrebbero inoltre fornire coperture economiche per fronteggiare questi danni.
Questi aiuti sarebbero molto importanti, ma da soli non potrebbero bastare. Servono infatti importanti interventi normativi, che solo il Governo può fare. Vorrei chiedere al Governo di modificare il Decreto Melandri, in modo tale da poter utilizzare questi fondi anche per aiutare la Lega dilettanti e i suoi campionati”

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Cosimo Sibilia e Gabriele Gravina

Sulle spese già affrontate in questa stagione

“Per le società dilettantistiche, partecipare ad un campionato rappresenta una grande spesa. E’ difficile recuperare i soldi già spesi in questa stagione, ma vorremmo trovare una soluzione. Siamo pronti a proporre un ridimensionamento degli oneri che le società devono sostenere per partecipare ai campionati, sperando che possa servire a salvare alcune squadre. Un altro problema è rappresentato dalle spese assicurative già effettuate. E’ un problema sul quale dobbiamo intervenire, e chiederemo fondi per aiutare le squadre più in difficoltà.
Il calcio dilettantistico rappresenta il 98% dei tesserati del calcio italiano e conta oltre 10.000 società. E’ una forza che spesso non ci viene riconosciuta. E’ chiaro che il vertice del calcio, la Serie A, sia trainante, ma pensare di aiutare solo loro è penalizzante. Ieri Gravina ha detto che senza di noi il sistema crolla. Lui conosce bene la nostra situazione, abbiamo parlato a lungo in questi giorni e gli ho illustrato tutte le nostre idee per salvare il calcio. Mi aspetto anche un grande aiuto dal Ministro Spadafora, al quale porterò le mie proposte per un’analisi.
A tutti i dirigenti delle società dilettantistiche vorrei dire che non dobbiamo arrenderci. Dobbiamo vincere una vera e propria battaglia, provando a restituire un pizzico di serenità al nostro paese. Penso che la vittoria più bella sia tornare in campo. Solo allora potremo festeggiare”

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