L’avventura di James Pallotta come presidente della AS Roma è ufficialmente conclusa. Dopo mesi di trattative, il magnate statunitense ha ceduto la società a Dan Friedkin. La storia di Pallotta con la squadra giallorossa ha visto molti alti e bassi ma, nel complesso, possiamo considerarlo (senza esagerazioni) uno dei presidenti meno amati dai tifosi della squadra capitolina.

Pallotta
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James Pallotta e la Roma: una vita di alti e bassi

Partiamo dai lati positivi. La Roma di James Pallotta ha conquistato più volte negli ultimi anni la qualificazione alla Champions League, arrivando addirittura a giocarsi una semifinale. Sotto la gestione di Eusebio Di Franceso, i giallorossi riuscirono ad eliminare il Barcellona sotto gli occhi di uno Stadio Olimpico in fibrillazione, regalando un vero sogno ai propri tifosi. Solo il Liverpool (che poi verrà sconfitto in finale dal Real Madrid) riuscirà a togliere il sogno di giocare un’altra finale della Coppa dalle grandi orecchie, dopo quella del 1984, persa proprio contro i mitici Reds guidati dal goleador Ian Rush.
Non si può neanche negare che in questi 10 anni da presidente, Pallotta abbia portato alla Roma diversi giocatori di grandissima qualità, come Salah, Alisson, Emerson Palmieri e tanti altri. Peccato però che ogni anno i giallorossi fossero costretti a vendere almeno un pezzo pregiato della rosa, per tentare di non aggravare i debiti accumulati dalla società.

Gli errori in questi anni sono però stati davvero molti. In primis la scelta di modificare il logo del club, e cambiare la data di fondazione della As Roma, questioni che i tifosi non hanno mai potuto digerire facilmente, e che ancora oggi fanno discutere animatamente. L’errore più grande di James Pallotta, quello che non verrà mai perdonato è uno: l’addio di Francesco Totti.
La gestione dell’addio di una leggenda giallorossa come Francesco Totti non è certamente stato dei migliori. Per l’intera stagione 2016/2017 si è discusso della possibilità che il numero 10 potesse lasciare il calcio, nonostante lo stesso giocatore avesse voglia di andare avanti. La società della Roma, seguendo il pensiero di James Pallotta, costrinse Totti a prendere questa decisione, deludendo migliaia di tifosi giallorossi. Dopo l’addio da giocatore, Totti iniziò una nuova carriera come dirigente del club che lo aveva cresciuto, con l’obiettivo di consigliare il direttore sportivo sugli acquisti per il calcio mercato. Dopo due anni però, il “pupone” decise di abbandonare tale ruolo, a causa dei problemi all’interno della società, che tentava in ogni modo di arginare le sue possibilità decisionali. Nonostante le critiche ricevute, la Roma riservò un trattamento molto simile a Daniele De Rossi, che lo scorso anno lasciò la squadra dopo diciotto anni di militanza.


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I tifosi inoltre hanno sempre mal digerito l’ingerenza di Franco Baldini all’interno della società. Il “deus ex machina” giallorosso da anni non ricopre nessuna carica istituzionale, ma sembra comunque essere il responsabile di tutte le operazioni del club. Secondo alcune voci, ci sarebbe lui dietro al licenziamento di Monchi prima e di Petrachi poi, e i tifosi sperano che questo possa finire con l’arrivo di Dan Friedkin. Baldini è infatti riuscito a rimanere alla Roma per tutti questi anni grazie alla grande stima che James Pallotta prova nei suoi confronti, e che gli ha permesso di gestire tutte le operazioni.

La peggior sconfitta di Pallotta: il “derby dei derby”

Nelle settimane prima del match, la finale di Coppa Italia tra Roma e Lazio venne definito dai tifosi come “il derby dei derby”. Una finale tra le due squadre capitoline non si era mai vista, e l’attesa spasmodica delle due tifoserie aveva infuocato la città per settimane. In palio c’era molto più di una Coppa Italia: la possibilità per la vincitrice di entrare in Europa League, la possibilità per la Roma di vincere la decima Coppa Italia e di cucire sul petto la “stella d’argento” e, ovviamente, la supremazia della città dal punto di vista sportivo.
Ad avere la meglio fu la Lazio dell’allora tecnico Vladimir Petkovic, che grazie al goal di Lulic riuscì a trionfare. Per la Roma di Aurelio Andreazzoli (subentrato nel corso della stagione a Zdenek Zeman), fu un colpo durissimo, alla quale il presidente Pallotta non riuscì a mettere una pezza. Secondo molti tifosi infatti, il presidente giallorosso fu colpevole di non aver mai saputo restituire il giusto entusiasmo all’ambiente, e di essere sembrato invece piuttosto freddo nei confronti della pesante sconfitta contro gli storici rivali.

La Roma prima di James Pallotta

Pallotta Roma

Quando James Pallotta divenne presidente della Roma, subentrando a Rosella Sensi, la squadra aveva appena chiuso la stagione al sesto posto. Solo l’anno prima la Roma aveva sfiorato lo scudetto con Claudio Ranieri alla guida, che solo un anno dopo venne esonerato per lasciare il posto a Vincenzo Montella. Era la Roma di Francesco Totti e Daniele De Rossi che, nonostante la mancanza di un trofeo, faceva ancora sognare tutti i tifosi.
E qui possiamo parlare di un altro tema: l’amore per la Roma. Al di là della mancanza di un titolo dal lontano 2008, quello che è mancato al presidente Pallotta è stato l’attaccamento ai colori giallorossi, e la troppa distanza dalla squadra. Pallotta non ha mai deciso di spostarsi definitivamente nella capitale, tenendo come base gli Stati Uniti, e questa lontananza ha pesato molto anche alla squadra, specialmente nei momenti più difficili. I tifosi della Roma, sempre attaccati alla loro squadra, non glie l’hanno mai perdonato.

Le cessioni eccellenti

Come abbiamo già detto, una delle costanti di ogni mercato estivo era la cessione di un giocatore fondamentale per la squadra. Alisson, Salah, Strootman, Nainggolan, Pjanic, Lamela, Manolas ne sono un chiaro esempio, ma la lista potrebbe essere anche più lunga. Giocatori che, una volta lasciata Roma, hanno dimostrato di essere veri campioni. Basti pensare ad Alisson e Salah che hanno portato il Liverpool alla conquista della sesta Champions League e alla vittoria di una Premier League attesa per trent’anni.
Nonostante ci siano tuttora in rosa calciatori di alto livello, come Dzeko e Zaniolo, la sensazione dei tifosi è sempre quella di poter salutare uno dei loro beniamini da un momento all’altro.
Ora però le cose stanno per cambiare, e con l’arrivo di Dan Friedkin alla presidenza giallorossa, i tifosi possono sperare per il meglio.

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