Alekandr Bublik è uno dei giovani tennisti più interessanti e particolari nel circuito. Non solo per il suo stile di gioco, caratterizzato dal particolare servizio “da sotto” usato (praticamente) solo da lui, ma anche per le sue dichiarazioni durante le interviste. Dopo aver vinto, per la prima volta contro un Top 10, la sua sfida contro Gael Monfils, il tennista russo ha parlato ai microfoni dei giornalisti del Roland Garros, raccontando se stesso e il suo modo di pensare. Bublik ha spiegato di non porsi nessun obiettivo, di non sentire alcuna pressione e di non studiare mai l’avversario che andrà ad affrontare. In questo modo riesce a giocare con serenità, senza sentire la pressione che invece attanaglia moltissimi colleghi. Inoltre Bublik ha raccontato la sua ricerca di “risposte” attraverso la lettura di libri, ritenendo che questo sia l’unico modo per avere risposte che nessuno potrebbe dargli. Nel prossimo turno Bublik affronterà l’italiano Lorenzo Sonego, in una sfida molto aperta che potrebbe regalare spettacolo, ma anche in questo caso il russo si dice tranquillo, volendo solo entrare in campo e giocare il suo miglior tennis.

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Le parole di Bublik

“Il tennis è molto semplice: se non stai prendendo le righe, allora vuol dire che non devi mirarle. Perché se pensi troppo poi perdi. Non studio gli avversari prima del match, mi concentro solo sul mio gioco, e anche quando faccio ace con il servizio da sotto non guardo l’avversario, non me ne frega niente, quindi non saprei come abbia reagito. In fondo se ci si pensa bene la strategia migliore al servizio è fare 25 ace in due set, come è successo ad Amburgo contro Ramos. Il tennis è anche 20 o 30% fortuna, perché a volte fai un ace all’incrocio e il giorno dopo non lo fai e perdi. Chiaramente c’è una questione di abilità quando un Top 10 gioca contro il numero 150, ma quando due giocatori dello stesso livello si affrontano, la fortuna è importante. Nel servizio da sotto la fortuna conta al 50, forse anche al 70%. Per esempio, oggi ho fatto un ace anche se lui aveva i piedi sulla riga, ho solo avuto fortuna con il timing del colpo”

Sul match vinto contro Monfils

“La parte peggiore dell’affrontare Gael Monfils è… affrontare Monfils! Lui è partito male, perché mi ha si breakkato ma mia ha anche dato tanto tempo per rientrare in partita. Sono contento perché verso la fine del quarto stavo lottando contro me stesso, e sono contento di essere riuscito a tirarmene fuori. E’ la mia prima vittoria su un Top 10, e per di più sulla terra, che non è certamente la mia superficie preferita. Questo mi fa pensare di potermela giocare contro chiunque, a parte forse Rafa o Dominic. Dopo aver perso il terzo set non so come sono tornato in partita, forse sono solo cresciuto, non lo so”


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Il momento di svolta della carriera di Bublik

“Nel 2018, quanso sono sceso fino al numero 220 o giù di lì, e pensavo seriamente di voler mollare il tennis. Questo mi ha aiutato durante la pandemia, non mi stresso perché non c’è niente che possa fare a riguardo. Nel tennis vedi tanta gente che crolla mentalmente, soprattutto a livello Challenger e Futures, perché se arrivi a giocare uno Slam vuol dire che non hai così tanta pressione sulle spalle, e soprattutto hai realizzato i tuoi obiettivi”

Bublik parla della sua mancanza di ambizione

Bublik

“Non sono particolarmente ambizioso, devi avere obiettivi ma senza essere ambizioso, perché se poi fallisci diventi un alcolista o un nevrotico. Per questo non mi alleno 15 ore al giorno né dormo con la mia racchetta. I grandi come Roger Federer, Rafa Nadal, Elon Musk, Bill Gates, loro ce la fanno, ma sono una manciata di persone, tutti gli altri non raggiungono le stesse vette”

Qual è l’obiettivo di Aleksandr Bublik?

“Il mio obiettivo a lungo termine è vivere una vita normale, con moglie, figli, ma soprattutto voglio avere una guida più anziana. Voglio imparare a controllare quello che posso controllare, so che se il mio avversario tira un vincente lungolinea su una palla break non c’è niente che io possa fare”

Bublik parla del suo “sensei” e della sua ricerca attraverso la lettura dei libri

“Ho un sensei di 75 anni, di cui non farò il nome, la cui grande qualità è quella di indirizzarmi verso maestri ancora più venerabili, quelli che si possono trovare nei libri giusti. Non leggo per divertimento, leggo per trovare risposte. Per esmepio, anche il mental coach è importante, ma penso che le risposte si trovino nei libri, hai solo bisogno di qualcuno di più anziano di te che ti consigli cosa leggere. Finisco un paio di libri al mese, in questo momento sto leggendo il Faust di Goethe per la seconda volta. Non credo nel dare consiglia, bisogna vedere come si fa. Le persone intelligenti con cui parlo non ti danno consigli, ma piuttosto un pensiero con cui lavorare”

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