La polemica tra la FIA, la Ferrari, Mercedes e le altre non vuole finire. La situazione della power unit ha fatto infuriare alcuni team di Formula 1, che ora vogliono vederci chiaro. Toto Wolff è pronto alla guerra, mentre le scuderie dovrebbero concentrarsi sull’imminente inizio di stagione, che ora si fa sempre più infuocato.

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Scontro totale tra FIA, Ferrari e Mercedes

La “guerra” scaturita dalla segretezza dell’accordo tra Ferrari e FIA per l’utilizzo della power unit 2019 non sembra voler finire. La Federazione si sta difendendo dagli attacchi dei sette team, capitanati da Mercedes e Red Bull, che hanno protestato ufficialmente inviando una lettera congiunta. Mentre nella sede FIA a Place de la Concorde (Parigi) si cercava faticosamente di redigere un comunicato, annunciato per imminente il giorno precedente, sul tavolo di Jean Todt è arrivata un’altra lettera. Lettera redatta nuovamente dai sette team principal delle scuderie che stanno portando avanti la protesta (Mercedes, Red Bull, Renault, McLaren, Alpha Tauri, Racing Point, Williams), che rappresenta il primo atto pratico alla richiesta di trasparenza.

FIA Ferrari Mercedes

Il presidente della FIA Jean Todt

Le scuderie hanno inviato a Jean Todt una lettera con una serie di domande di natura tecnica, da sottoporre direttamente allo staff guidato da Nikolas Tombazis. L’obiettivo è quello di scoprire quali siano i termini dell’accordo segreto tra FIA e Ferrari, chiudendo definitivamente qualsiasi tipo di polemica. Al tempo stesso i team rivali vorrebbero capire se quanto è stato trovato di irregolare sulla power unit 2019 sia stato eliminato in vista della stagione che (coronavirus permettendo) dovrebbe partire tra poco con il Gran Premio d’Australia a Melbourne.
Molti si chiedono cosa potrebbe succedere se la FIA decidesse di tenere comunque segreti i termini dell’accordo con la scuderia di Maranello. Si creerebbe sicuramente uno scontro ancora più duro con i team che hanno presentato la lettera, e le conseguenze potrebbero vedersi già oggi nel corso del Consiglio Mondiale in programma a Parigi.


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Nessuno si aspettava dichiarazioni clamorose della FIA in risposta alla lettera di protesta, e così è stato. La risposta della Federazione ha messo sotto l’occhio di tutti due fattori: il primo è che la FIA presieduta da Jean Todt stia facendo sempre più fatica nel mettere sotto controllo la creatività delle scuderie di Formula 1. Prima il DAS Mercedes, poi la power unit Ferrari. E’ chiaro che i team principal siano sempre pronti a “giocare” con il regolamento, sfruttandone le zone d’ombra, ma la FIA dovrebbe essere in grado di dare sempre risposte esaustive, escludendo indagini lunghe mesi, che non fanno altro che rallentare tutti. Il secondo punto è che, nonostante le spiegazioni della Ferrari sull’utilizzo della power unit, la Federazione non sia stata completamente convinta della sua regolarità. Nel corso dello sviluppo invernale della vettura infatti, Mattia Binotto ha inviato numerose lettere alla sede FIA di Parigi, spiegando nei dettagli il funzionamento della power unit, proprio per evitare qualsiasi polemica e convincere tutti della sua regolarità.

Nonostante questo, la FIA ha ancora i suoi dubbi. Ma allora perché l’accordo è stato comunque trovato? Malgrado i dubbi che rimangono, sembra che non si sia potuto procedere ad una “punizione”. Per farlo infatti, sarebbe stato necessario portare ulteriormente avanti l’indagine, spendendo un’enorme quantità di denaro, scatenando una battaglia legale senza fine con Ferrari, che avrebbe complicato tutta la vita del Paddock di Formula 1. Battaglia legale che avrebbe comunque avuto un esito incerto, perché nessuno può dire che la Ferrari sia effettivamente colpevole.

Sono questi i motivi che hanno portato alla chiusura di un accordo, con la garanzia della rossa di non avere altre grane da risolvere nel corso del Mondiale 2020.
Una presa di posizione che ha scatenato la polemica di Mercedes, Red Bull e tutte le altre, facendo però anche infuriare la FIA. La Federazione non ha infatti alcuna intenzione di essere criticata per la sua integrità, e sarebbe pronta a rispondere con un’altra azione legale contro i team. Questa sarebbe comunque l’ultima mossa da mettere in atto, solo nel caso in cui la situazione dovesse diventare ancora più grave.

I sospetti e le accuse non sembrano però voler avere fine, cosa che è comunque normale in un mondo pieno di interessi come quello della Formula 1.
La Red Bull, per esempio, ha più volte sottolineato come la mancata sanzione nei confronti della Ferrari abbia precluso proprio al team austriaco la possibilità di prendersi la seconda posizione nel mondiale costruttori. La differenza infatti è di ben 10 milioni di euro tra il terzo e il secondo posto. Con la seconda posizione la Ferrari si è portata a casa 53,5 milioni, mentre la Red Bull ne ha guadagnati 43,5. Soldi che ovviamente possono fare la differenza, se vediamo quanto spende una scuderia per lo sviluppo di una nuova vettura.
Le polemiche non si fermano però qui, ma vanno anche a parare sul conflitto di interessi. Jean Todt è a capo della FIA e molti sostengono che il francese non abbia voluto “far male” alla Ferrari non solo per rispetto del suo passato, ma anche perché suo figlio cura gli interessi di Charles Leclerc. Dall’altro lato invece, sembra che la crociata portata avanti da Toto Wolff non abbia radici solo nella rivalità sportiva tra la rossa e le frecce d’argento. Il team principal austriaco accusa la Ferrari di aver impedito il suo passaggio alla guida di Liberty Media. La tensione ormai è alta, e nel mondo della Formula 1 sembra esserci quasi più attesa per quanto accadrà dietro le quinte che in pista.

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