La situazione coronavirus in Italia sta creando danni immensi. Le imprese del Nord stanno subendo danni economici considerevoli (si stimano 40 miliardi di perdite), e questa crisi non può che comprendere anche il mondo dello sport. Il premier Giuseppe Conte ha incontrato un Comitato tecnico scientifico per far fronte all’emergenza, e l’idea sarebbe quella di bloccare tutto lo sport per un mese.

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Il coronavirus potrebbe bloccare lo sport per un mese

Al vaglio la drastica proposta del comitato scientifico voluta dal presidente del consiglio Giuseppe Conte. Suggerito il blocco di un mese a tutti gli eventi per contrastare la diffusione del Coronavirus. Altro che rinvii o limitazioni di pubblico come avvenuto nelle scorse settimana, il mondo dello sport ora si sta preparando a un serio e drastico provvedimento per contrastare il diffondersi del Coronavirus. In serata, infatti, l’ANSA ha riportato la proposta del Comitato tecnico scientifico voluta dallo stesso premier Giuseppe Conte che potrebbe integrare il progetto a partire dal 1 marzo e sarà da applicare in tutto il paese, non solo nelle regioni più colpite dal virus. Decreto che clamorosamente potrebbe già essere adottato a partire dalle prossime ore, senza che si attendono le scadenze delle misure che si erano adottate domenica scorsa.

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JuventusMilan di Coppa Italia è stata rinviata

“Evitare per trenta giorni manifestazioni, anche e soprattutto quelle sportive, che comportano il troppo affollamento delle persone e il non rispetto della distanza di sicurezza che non sia di almeno un metro l’uno con l’altro”.

Queste sono state le parole del premier Conte nella giornata di ieri e l’intenzione è quella di fare svolgere le partite di calcio e degli altri sport a porte chiuse per almeno un mese, evitando così altri contagi, che pare si stiano diffondendo a macchia d’olio. Le norme che potrebbero essere emanate prevederebbero quindi strette su qualsiasi tipo di evento, sportivo e non, che prevede un assembramento di persone. Al momento i dati che riporta la Protezione civile sono di 2264 casi positivi al Coronavirus in Italia, con 80 deceduti e 160 pazienti guariti.
Ieri sera già ci sono state le prime conseguenze, infatti Juventus-Milan di Coppa Italia è stata rinviata a data da destinarsi. È stata questa la decisione maturata nel vertice in Prefettura a Torino tra il prefetto Claudio Palombo, il questore Giuseppe Dematteis, la sindaca Chiara Appendino, l’assessore alla Sanità della regione Piemonte, Luigi Icardi, e tutti i rappresentanti della società Juventus riguardo all’allarme Coronavirus e alla convenienza di giocare la partita o meno. Nel giro di sole 24 ore si è passati dall’ipotesi delle porte aperte con le esclusioni dei residenti in Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e di tutte le zone a rischio, alla proposta di giocare a porte chiuse fino ad arrivare alla decisione del rinvio definitivo del match.


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“La decisione del rinvio della partita tra Juventus e Milan nasce da alcune risonanze che sono emerse anche dall’Unità di crisi, e non sempre è possibile andare ad identificare le persone indipendentemente dalla residenza che per motivi di lavoro possono trovarsi nelle zone colpite dal virus. Dopo aver sentito anche il Ministro dello Sport e della salute e i Ministeri degli interni, siamo arrivati a prendere questa decisione. Juventus-Inter ? Penso proprio che non deciderà il Prefetto di Torino”

Queste sono state le parole che ha rilasciato il Prefetto della città di Torino, Claudio Palombo. Dopo l’ordinanza del prefetto di Torino la squadra del Milan è rimasta in pullman davanti all’Hotel torinese in cui avrebbe dovuto stare per sapere se dovesse rientrare o meno. La Lega aveva infatti chiesto al club rossonero di aspettare fino alle 23 per avere una risposta definitiva sul futuro della partita. Alla fine la squadra rossonera è ripartita direzione Milano intorno alle 22.40, dopo aver ricevuto l’ok definitivo della Lega.

Anche in Spagna la situazione si sta mobilitando, il ministro spagnolo della salute Salvador Illa, annuncia il provvedimento: Valencia-Atalanta di Champions League e tutte le altre gare contro squadre provenienti da paesi a rischio si disputeranno a porte chiuse. Stadi non accessibili dunque anche per Getafe-Inter del 19 marzo. Salvador Illa in una conferenza stampa a riguardo non ha usato giri di parole:

“Gli eventi sportivi che si disputeranno con i tifosi che provengono dalle zone più a rischio del Coronavirus, ossia Italia, Corea, Giappone, Cina e Singapore si giocheranno a porte chiuse. “

È questa dunque la direttiva del governo spagnolo per fare fronte all’emergenza Coronavirus. Una notizia che chiaramente tocca, e anche pesantemente il calcio italiano. Diventa così chiaro lo stop ai tifosi per Valencia-Atalanta, match in programma il 10 marzo proprio nella città spagnola. Ma automaticamente vengono coinvolte anche altre partite. Tutte le italiane attualmente presenti in Europa sfidano squadre spagnole. Dunque, oltre a Valencia-Atalanta, lo stop sarà anche per Getafe-Inter di Europa League. Sono diverse, almeno per il momento, le situazioni che riguardano Roma e Napoli.

Nelle sue parole il Ministro ha chiaramente citato le regioni del Nord Italia attualmente interessate, non è pienamente chiara la sorte di Siviglia- Roma che si disputerà giovedì 12 marzo, e di Napoli- Barcellona in programma mercoledì 18 marzo al Camp Nou. Resta plausibile però credere che visto il caso di contagi in aumento in tutta Italia, anche nelle altre regioni, il divieto venga ampliato anche per queste due partite.

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