Erano gli inizi di marzo, e il Covid-19 stava iniziando ad entrare prepotentemente nelle nostre vite. Da lì a pochi giorni l’Italia avrebbe iniziato la sua quarantena, mentre negli Stati Uniti se ne discuteva ancora. In quei giorni di parlava della possibile sospensione del campionato NBA. Alcuni giocatori, come Lebron James, erano favorevoli a sospendere tutto, mentre altri non erano della stessa idea. Tra questi c’era Rudy Gobert, centro degli Utah Jazz. Il cestista francese era tra i più scettici nella NBA, tanto che durante una conferenza stampa toccò tutti i microfoni presenti davanti a lui, forse per dimostrare che non ci fosse nessun problema. Peccato che pochi giorni dopo lo stesso Gobert risultò positivo al Coronavirus, dopo aver effettuato un tampone, e fu costretto a rimanere in quarantena.
Quasi quattro mesi dopo, il giocatore degli Utah Jazz è tornato a parlare intervistato dall’Equipe, spiegando che il virus gli ha creato diverse difficoltà, che sussistono tutt’ora.

Gobert
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Rudy Gobert parla degli effetti del Coronavirus

Il nome di Rudy Gobert è stato tra i nomi più discussi nel mondo dell’NBA degli ultimi mesi. Non certo per i suoi meriti sportivi però, quanto più per la sciocchezza commessa durante una conferenza stampa, dove ha toccato tutti i microfoni presenti, ironizzando sulla pericolosità del Covid-19. Dopo essere stato trovato positivo al virus, su di lui sono piovute una serie infinita di polemiche, e molti lo hanno preso come l’esempio della poca serietà degli Stati Uniti nell’affrontare questo problema.
Affrontare la malattia non è stato facile, come ha raccontato lo stesso Gobert all’Equipe: “Il gusto è tornato, ma l’olfatto non è ancora al 100%. Gli specialisti mi hanno detto che potrebbe volerci un anno, per far tornare tutto alla normalità. Un mese e mezzo fa sentivo ancora come se avessi delle formiche sotto i piedi, ma quando sono andato a correre non ho avuto problemi alle gambe. Ho però sentito una lieve infiammazione ai polmoni”

Al di là dei problemi fisici, ben più pesante è stato affrontare a livello mentale lo stress dovuto alle critiche ricevute per il suo gesto.
“Mi sono pentito di aver toccato i microfoni, ma è anche vero che toccarli era meno rischioso che parlarci dentro. Tutte quelle critiche comunque non le meritavo, certe parole sono state difficili da sopportare”.
L’NBA è pronta a ripartire, ma resta da capire se Gobert sarà in campo o meno. Il suo rapporto con la squadra potrebbe infatti essere stato definitivamente compromesso dopo questa “bravata”. Le critiche non sono mancate anche all’interno degli Utah Jazz, specialmente da Donovan Mitchell, infuriato con lui per il comportamento sprezzante durante la conferenza stampa. Il contratto di Gobert con la squadra di Salt Lake City scadrà nel 2021, ma resta da capire se il francese avrà ancora la garanzia di un rinnovo, come sembrava prima della sospensione della stagione.


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Anche Wilson Chandler rinuncia alla ripartenza dell’NBA a Orlando

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Wilson Chandler con la maglia dei Denver Nuggets

Rudy Gobert probabilmente non sarà presente alla ripresa dell’NBA sui campi di Disney World a Orlando, in Florida. La stessa cosa però possiamo dirla per Wilson Chandler. Il cestista ha infatti informato i Brooklyn Nets che non ha intenzione di partecipare alle prossime partite, che chiuderanno il campionato 2019/2020. E’ il quinto giocatore a rinunciare dopo Bradley, Bertans, Cauley-Stein e Ariza. I Nets sono corsi ai ripari mettendo sotto contratto Justin Anderson, già con tre presenze quest’anno con la squadra newyorkese.

La prima stagione di Chandler con i Brooklyn Nets finisce qui, senza che il giocatore abbia giocato le ultime partite rimanenti, playoff compresi. Secondo quanto riportato dalla ESPN, il giocatore avrebbe preso questa decisione per rimanere più vicino alla sua famiglia, e alla nonna che lo ha cresciuto. Chandler ha rilasciato un comunicato per parlare della sua scelta.
“Per quanto sia difficile non poter essere con i miei compagni, la salute e il benessere della mia famiglia deve venire prima. Voglio ringraziare i Nets per aver compreso e sostenuto la mia decisione: guarderò e tiferò per la nostra squadra a Orlando”. 

La sua stagione non era iniziata nel migliore dei modi, e anche la fine non è stata quella che ci si poteva aspettare. Dopo una carriera iniziata nel 2007 proprio a New York, ma con la maglia dei Knicks, Chandler ha vissuto i suoi anni migliori con i Denver Nuggets. A 33 anni la decisione di tornare nella Grande Mela, sponda Brooklyn Nets. Dopo aver firmato un contratto annuale la scorsa estate, è stato però costretto a saltare le prime 25 partite dopo essere risultato positivo ad una sostanza proibita, per poi tornare solo tre gare prima della sospensione causa Covid. I Brooklyn Nets, orfani anche di Kevin Durant, ora devono fare i conti con un’altra assenza importante, sperando però di poter avere un ruolo importante e di giocarsela al meglio nei playoff.