In Italia si discute, e si polemizza, molto sulla possibilità che il calcio possa ripartire e salvare in qualche modo la stagione. Molti attribuiscono questa voglia di ripartire, probabilmente ignorando tutte le motivazioni economiche più o meno lecite, come una semplice voglia degli italiani di non rinunciare al loro sport preferito. La situazione però non è tipicamente nostrana, ma sta avvenendo in quasi tutti i paesi dove lo sport ricopre un ruolo importante. E’ questo il caso dell’NBA, probabilmente lo sport più amato oltreoceano. Negli Stati Uniti si discute da oltre due mesi sulla possibilità di ripartire o meno, e di finire in qualche modo la stagione 2019/2020. Alcune settimane fa era stata addirittura proposta l’idea di portare tutte le 30 franchigie a Las Vegas, città poco toccata dal virus, e di tenerle lì per terminare la stagione. Pochi giorni dopo invece, la stessa Lega aveva acquistato un’isola nelle Bahamas, luogo ideale per ridurre il più possibile i rischi di contagio.

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I giocatori NBA potranno tornare in palestra

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Lebron James con i Los Angeles Lakers, i favoriti per la vittoria finale

L’NBA è ferma ormai dall’11 marzo e, dopo due mesi, si vede per la prima volta uno spiraglio riguardo la ripresa delle competizioni. Alcuni stati statunitensi stanno pian piano allenando le misure restrittive, ovviamente solo nelle aree meno colpite. Dall’8 maggio le strutture di allenamento di alcune squadre potrebbero essere riaperte, consentendo così ai giocatori di tornare ad allenarsi.

A tal proposito l’NBA ha immediatamente annunciato le novità sulle linee guida per l’uso delle strutture delle squadre e per l’allenamento dei giocatori. Queste misure saranno valide solo per le squadre che fanno base nelle città in cui le misure per il lockdown saranno allentate, mentre per quanto riguarda tutte le altre verrà studiato il miglior modo per far si che i giocatori possano tornare ad allenarsi in tutta sicurezza. Squadre come i Los Angeles Lakers e i Clippers (solo per fare un esempio) potranno quindi tornare ad allenarsi presto, dato che la California risulta tra gli stati meno colpiti, mentre per New York Knicks e Brooklyn Nets la strada è ancora lunga.


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I centri di allenamento saranno aperti quindi a partire dall’8 maggio, ma non ci sarà obbligo da parte delle squadre di allenamento per i giocatori. Tutti i cestisti scenderanno in campo solo e unicamente su base volontaria, e potranno svolgere un lavoro individuale, evitando il più a lungo possibile gli incontri con altre persone. Lo stesso vale anche per i giocatori infortunati, che potranno recarsi nei centri delle loro squadre per recuperare la miglior condizione.
Le nuove regole vietano la presenza di più di quattro giocatori contemporaneamente. Questo vuol dire ovviamente che gli allenamenti non saranno quelli standard, ma è comunque un inizio che tutte le squadre stanno accogliendo con favore.

Saranno assolutamente vietate le sedute di allenamento collettivo e le partite amichevoli, così come la presenza dei giocatori in palestre o piscine pubbliche e private, anche negli Stati meno duri con i provvedimenti anti Covid-19.

La riapertura dei centri di allenamento rappresenta sicuramente un fattore positivo per gli sportivi americani, ma difficilmente può essere considerato un vero passo avanti verso la ripresa della stagione. Solo 10 giorni fa il Commissioner dell’NBA, Adam Silver, ha rilasciato un comunicato abbastanza esaustivo a riguardo, dicendo: “L’NBA non sa ancora se e quando potrà ripartire, ma non c’è una data limite entro la quale dobbiamo prendere una decisione finale”. 

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Le ipotesi sono infatti ancora molte, e nessuna sembra più vicina ad essere attuata rispetto ad altre. Negli ultimi giorni è però uscita una nuova idea, che prevederebbe il posticipo dell’inizio della stagione 2020/2021 a Natale, così da avere tutto il tempo per terminare quella attuale.
La possibilità di tornare ad allenarsi era stata però chiesta a gran voce dagli stessi giocatori, attraverso Chris Paul, presidente del sindacato. Secondo l’ex stella dei Los Angeles Clippers, i cestisti avrebbero bisogno di almeno 3-4 settimane di preparazione per recuperare la forma migliore e poter tornare a giocare.
Non è detto che la ripresa possa esserci in questo lasso di tempo, ma i vertici della NBA vogliono evitare qualsiasi problema derivante dai giocatori e hanno fatto partire il piano per riprendere gli allenatori, seppur con molte accortezze.

La speranza è quella di ripartire, e la possibilità di sospendere definitivamente il campionato non è mai stata presa in considerazione. La quantità di denaro che gira intorno al mondo del basket americano è enorme, e chiudere tutto rappresenterebbe una perdita senza precedenti, e le cifre di cui parlano gli esperti si aggirano intorno al miliardo di dollari.
Tra i principali sport americani, l’NBA fu la prima a fermarsi, proprio nella speranza di essere la prima a ripartire. Il commissioner Adam Silver è in costante contatto con il governo per studiare la situazione, ma una sola cosa è certa: si tornerà in campo quando il pericolo dell’epidemia sarà ridotto al minimo.

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