Franco Davin è uno degli allenatori più apprezzati nel mondo del tennis. L’argentino è stato per anni il coach di Fabio Fognini, dal quale si è separato nel 2019, anno nel quale il tennista genovese ha portato a casa il Masters 1000 di Montecarlo. Gli ultimi mesi sono stati molto difficili per Davin, che ha dovuto fare i conti con il Covid-19, contratto mentre alloggiava nella sua casa di Miami. In una lunga intervista rilasciata alla testata argentina La Nacion, l’allenatore ha raccontato la sua esperienza con il virus, spiegando quanto sia stato difficile da affrontare.

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Franco Davin racconta la sua lotta contro il Coronavirus

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Davin e Fognini in allenamento

“Ti dico quello che ho provato: stavo morendo. Sono stato per quattro giorni in condizioni tali per cui poteva andare in un modo o nell’altro. Tutto ciò che ho letto e ciò che mi è successo mi ha portato a pensare di essere vicino alla morte. Ed è stata questione di giorni. Quindi un milione di cose ti passano per la testa. Mi ha dato la sensazione di avermi afferrato forte e anche se mi considero una persona sana, che viene dal mondo dello sport e lo pratica tutti i giorni, mi ha colpito. Ero al limite. Alla fine di giugno ho lavorato molto sul campo, per molte ore; in questo momento a Miami fa caldo. Un giorno ho iniziato a sentire come se il sole mi stesse bruciando. Ho pensato: ‘Dovrò smettere per un giorno, stare lontano dal caldo’. Appena ho avuto la possibilità, per un giorno, di lavorare fuori dal campo ho deciso di non prendere troppo sole. Il giorno dopo ho svolto lavoro normale e ho iniziato a sentirmi stanco. Quel pomeriggio sono rimasto a casa e la mattina dopo ho fatto il test. Era giovedì 25 giugno. Mi sentivo molto male, come se avessi una brutta influenza, un dolore in tutto il corpo che non mi permetteva di alzarmi. Il risultato del test normalmente te lo danno in 48 o 72 ore ma mi si è trovato di mezzo il fine settimana, quindi sono stato da giovedì a lunedì senza il risultato. Avevo la sensazione fosse solo un’influenza. Lavoro con molti ragazzi di 18, 20, 22 anni, che a quanto pare sono asintomatici ma trasmettono il virus. Quando ho fatto il test ho chiamato tutte le persone con cui ero stato in contatto e nessuno aveva sintomi. Anche questo mi ha fatto pensare di non essermi contagiato. Poi, quel fine settimana ho iniziato a sentire una diminuzione del senso di gusto e olfatto. mi sentivo un po’ meglio fisicamente, tuttavia il quarto o il quinto giorno ho iniziato a tossire e mi mancava il respiro. Questo è il peggio. Ho avuto paura, perché avevo letto tutto quello che può succedere. Alcuni amici italiani mi dicevano una cosa, gli spagnoli un’altra. Monitorare la situazione di ossigeno è stato molto utile. Il dottore mi diceva di controllarmi, perché se il livello fosse sceso sotto una certa soglia, sarei dovuto andare in ospedale”


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“Quando ho scoperto di essere positivo al Covid-19, abbiamo isolato immediatamente i miei figli e sono rimasto con mia moglie, Mariana. Lei mi passava il cibo attraverso la porta e si è presa cura di me. Il momento peggiore è stata la mancanza di aria, perché non sai fino a che punto può arrivare. La saturazione era al limite. Di notte ero disperato. Ho passato dei brutti momenti, mi sembrava di morire. Ho anche un amico medico, Miguel Castellàn, ed ero spesso in contatto con lui. Non stavo assumendo farmaci e non sapevo se stessi migliorando o no. Ci sono molte opinioni diverse. Mi sono affidato solo al paracetamolo per abbassare la febbre. Così sono andato avanti. Sono tre o quattro i giorni più difficili. Più tardi, ho iniziato a sentirmi meglio ma il dottore mi ha detto che poteva peggiorare ancora ed è successo. Sei spaventato perché non sai quanto può durare. Dicono la situazione diventi abbastanza critica tra ottavo, nono e decimo giorno. Quando superi la dodicesima o tredicesima giornata è un’altra cosa, perché inizi a sentirti meglio e senti che te lo stai lasciando alle spalle, finalmente. Ma ci sono stati tre o quattro giorni in cui ho passato davvero brutti momenti. Più tardi, uno dei dottori mi ha detto che mi avrebbe fatto molto bene camminare un po’, infatti dopo essere rimasto a letto a lungo, appena ho iniziato a spostarmi un po’ mi sono sentito subito meglio. Non è stato facile, per fortuna è andata. Ripensando ai primi tempi, ho pensato spesso a come possa essermi preso il virus. All’inizio ero molto attento, poi la paura iniziale è un po’ sparita e sono uscito spesso senza la mascherina. E’ stato un errore davvero stupido e ho rischiato di pagarla cara”

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