I tifosi della Lazio hanno amato molti allenatori nel corso della storia biancoceleste. Tommaso Maestrelli, che guidò la Lazio di Giorgio Chinaglia e Pino Wilson alla conquista del primo scudetto, viene ricordato come il più importante nella storia dei capitolini, sia per l’impresa irripetibile sia per la sua prematura scomparsa nel 1976 a causa di una brutta malattia.
Molti però sono concordi nell’affermare che la Lazio di Sergio Cragnotti (che fu presidente dal 1992 al 2003) sia stata la più forte di sempre e, guardando le vittorie, sembra difficile dire il contrario. In quegli anni la maglia biancoceleste venne indossata da veri e propri campioni come Roberto Mancini, Alessandro Nesta, Juan Sebastian Veron e tantissimi altri.

Eriksson
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Sven-Goran Eriksson parla della sua Lazio

Alla guida di quella squadra fenomenale c’era SvenGoran Eriksson, diventato una vera e propria leggenda del club grazie ai sette trofei conquistati. Coppe Italia, Supercoppe italiane, ma soprattutto il secondo scudetto nel 2000, l’ultima edizione della Coppa delle Coppe e la bellissima Supercoppa europea vinta contro gli “invincibili” del Manchester United.
L’allenatore svedese è stato intervistato in diretta Facebook dalla giornalista Francesca Turco, e ha parlato a lungo della sua Lazio e di quella attuale, allenata dal suo pupillo Simone Inzaghi.

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Eriksson sulla panchina della Lazio nel 2000

“La Lazio ha un grande futuro, gioca il miglior calcio d’Italia. Spero che potrà finire il campionato come si deve. Se si ripartisse, penso che avrebbe ottime possibilità di vincere lo scudetto. Secondo me gioca molto meglio di Juventus ed Inter. Il mio passato? Devo ringraziare per sempre i tifosi biancocelesti per come mi hanno trattato. Sono stati anni bellissimi e pieni di vittorie, mi dispiace solo per come sia finita. E’ stato comunque un viaggio incredibile. Simone Inzaghi? Non mi aspettavo che diventasse così bravo, anche se è sempre stato un giocatore intelligente. Lo stesso vale per Sergio Conceicao, che sta facendo benissimo in Portogallo. Per quanto riguarda gli altri giocatori della mia Lazio invece, mi aspettavo un futuro brillante. Il presidente Cragnotti mi permise di allenare giocatori eccezionali come Roberto Mancini, Juan Veron e Sinisa Mihajlovic, sempre pronti alla battaglia e che non accettavano le sconfitte. Abbiamo vinto partite bellissime, il mio unico rimpianto è la sconfitta in Champions League contro il Valencia l’anno dopo lo scudetto. Dopo i due anni alla Roma mi arrivò un’offerta dalla Juventus, ma rifiutai. Sono contento di aver scelto la Lazio, è sicuramente la squadra più forte che abbia mai allenato, tra le migliori al mondo. L’unico errore che ho pagato nella mia carriera è stato lasciare l’Europa. Andare ad allenare la nazionale del Messico è stato uno sbaglio. Se vuoi restare nel calcio che conta devi rimanere in Europa. In Cina invece è diverso, stanno diventando davvero grandi, penso che siano il futuro”


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“Veron è stato sicuramente uno dei migliori giocatori che abbia avuto a disposizione. Lo allenai prima alla Sampdoria, in quegli anni me lo ricordo davvero come un ragazzo timido, parlava pochissimo nello spogliatoio. Poi negli anni successivi è cambiato. Quando arrivò alla Lazio divenne più loquace, nonostante non fosse comunque di molte parole. Ma era in campo che dava il meglio di se. Parlava sempre, era un vero allenatore in campo, insieme a Roberto Mancini. Nello spogliatoio della Lazio c’è sempre stato un clima sereno, non c’erano gelosie come in altre squadre. Mancini non era geloso di Veron o Mihajlovic, c’era una grande unione. Nonostante fosse una squadra ricca di campioni, nessuno si sentiva al di sopra dell’altro.
Non mi spiego il flop di Veron al Manchester United, la cosa mi ha sorpreso. Lì sicuramente trovi più pressione rispetto alla Lazio, e se non vinci la paghi, ma comunque non mi spiego il motivo”. 

La Lazio lavora al rinnovo di Simone Inzaghi

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Inzaghi a lezione di tattica da Eriksson

Sven Goran Eriksson è stato uno degli allenatori più importanti nella storia della Lazio, così come quello attuale: Simone Inzaghi. La squadra allenata dallo svedese e che vinse lo scudetto nel 2000 ha sfornato molti allenatori che ora occupano posizioni importanti nel calcio europeo. Oltre allo stesso Inzaghi, il più importante da citare è sicuramente Diego Pablo Simeone. Il Cholo è riuscito a trasformare l’Atletico Madrid in una delle squadre più importanti nel mondo, giocando anche due finali di Champions League. Oltre a lui possiamo citare Sergio Conceicao al Porto, Sinisa Mihajlovic al Bologna e Alessandro Nesta al Frosinone.
Inzaghi è saldamente alla guida della Lazio dal 2016, quando subentrò al posto di Stefano Pioli. In questi anni ha dimostrato di essere un allenatore importante, guidando la sua squadra verso un’impresa scudetto fermata solo dalla pandemia di Covid-19.
Claudio Lotito lo considera una sua “creatura”, avendolo seguito durante tutta la sua carriera da allenatore. dalla panchina con gli allievi regionali fino alla prima squadra, passando per allievi nazionali e primavera.
Il patron biancoceleste vorrebbe ora proporre ad Inzaghi un rinnovo di contratto, concedendogli anche la possibilità di diventare l’allenatore con più presenze sulla panchina delle aquile. Al primo posto c’è infatti Dino Zoff, con 202 presenze. Inzaghi è terzo (dietro a Juan Carlos Lorenzo) con 191 panchine e, se la Lazio riuscisse a giocare le ultime 12 partite rimaste per il campionato 2019/2020, l’allenatore piacentino raggiungerebbe il campione del mondo 1982, per poi superarlo nella prossima stagione.
Inzaghi sembra disposto a firmare un rinnovo fino al 2023, anche se Lotito e Tare spingono per averlo alla guida della Lazio fino al 2025.

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