Novak Djokovic è tra i tennisti che più di tutti si sta mettendo in mostra in questi ultimi mesi. Non parliamo però dei risultati in campo, ma di tutt’altro. Il serbo porta avanti da tempo l’idea di creare un sindacato dei giocatori, che possa affiancare l’Atp e aiutare tutti i tennisti ad avere più diritti. Di questo e di molto altro ha parlato Novak Djokovic, nel corso di una conferenza stampa tenuta nella sua Belgrado.

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Le parole di Novak Djokovic

“Ho qualche rimpianto perché non ho vinto né a New York né a Parigi sebbene fossi in grandissima forma in entrambi i tornei. All’Open di Francia il mio avversario mi è stato superiore in finale e io non ho giocato al mio solito livello, mentre a New York c’è stato un incidente spiacevole. Comunque ho vinto sia a Cincinnati che a Roma, e se non contiamo la squalifica dello US Open, ho perso un solo match quest’anno, quindi posso liberamente affermare che forse sto giocando il mio miglior tennis di sempre. La stagione è andata com’è andata, ma nonostante l’interruzione ho vinto tante partite, quindi posso paragonare il mio rendimento a quello del 2011 o del 2015. I miei obiettivi ora sono chiari, voglio chiudere l’anno al numero 1 e accumulare il maggior vantaggio possibile per i primi tre mesi del 2021, così da battere il record di settimane in testa alle classifiche, uno dei miei traguardi più importanti”


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La pressione di essere il numero 1 al mondo

“La pressione fa parte della mia vita di atleta professionista, dobbiamo accettarla e cercare di usarla per caricarci, cosicché non abbia l’effetto opposto. Forse alcuni hanno un problema con il modo in cui esprimo i miei obiettivi e le mie ambizioni, ma sono stato educato ad essere sincero, non mi piace fingere. Il mio obiettivo è di battere il record di settimane in testa alla classifica e sto lavorando per raggiungerlo. Mi sto davvero divertendo; potrei ritirarmi domani ed essere comunque soddisfatto di ciò che ho ottenuto, ma traggo ancora gioia dalla competizione e dall’idea di imbracciare la racchetta. Finché sarà così continuerò a giocare. Sono un professionista ed è normale avere delle ambizioni – in quel caso non è solo pressione quella che si crea, ma anche motivazione. Non so ancora quando andrò in Australia… Le restrizioni sono quello che sono, speriamo che il periodo di quarantena una volta giunti nel Paese non sia troppo lungo. Se la situazione non cambia, molti di noi voleranno lì anticipatamente, saremo costretti a farlo. L’Australian Open è decisamente in programma per me; per quanto riguarda la ATP Cup parlerò con il mio team appena sarà finita la stagione e decideremo”

Djokovic sulle novità tecnologiche nel mondo del tennis

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“Molte persone di grande reputazione nel mondo del tennis, come Boris Becker e Patrick Mouratoglou, sono state criticate per aver parlato di innovazione nel tennis, e lo stesso è capitato a me per aver detto che bisognerebbe prendere in considerazione l’idea di sostituire i giudici di linea. Sono molti anni che lo penso, non ha niente a che fare con la mia squalifica allo US Open. A New York la tecnologia è stata usata a tempo pieno in uno Slam per la prima volta, ed è andata benissimo, non c’era margine per l’errore umano. Non sono uno che non può fare a meno della tecnologia, anzi, penso che la società si sia spinta troppo oltre in certi casi, ma perché non dovremmo cercare di essere più efficienti e precisi nel tennis, se ne abbiamo la possibilità? I giudici di linea volontari potrebbero trovare altri impieghi all’interno dei tornei”.

Sulla creazione del sindacato dei giocatori di tennis

“C’è ancora grande resistenza su questa mia idea. Molti hanno provato a dissuadermi, e so che tanti la vedono maniera diversa. Questa, tuttavia, non è una cosa che ci siamo inventati noi, è un’idea di cui si parla da vent’anni: il mio coach, Goran Ivanisevic, era stato parte della prima generazione che aveva provato a creare qualcosa di simile. Ci sono stati numerosi tentativi, ma non hanno mai avuto successo per vari motivi diversi. Il tennis è unno sport globale, popolare in ogni paese, eppure non è neanche fra i primi dieci quando si tratta di massimizzare il suo potenziale. C’è un monopolio che controlla questo sport, un sistema che esiste da decenni, ed è normale che chi sta al potere non abbia interesse a promuovere il cambiamento. Non ho partecipato alla creazione della PTPA per pestare i piedi a qualcuno, vogliamo solo rappresentare i giocatori e le giocatrici, visto che al momento non esiste un organo che lo faccia in maniera esclusiva. L’ATP rappresenta al 50 percento i giocatori e al 50 percento i tornei, e ci sono tanti conflitti d’interessi. Inoltre, c’è una concentrazione eccessiva sui top players, la gente pensa che questo sia uno sport ricco perché noi facciamo un sacco di soldi, ma la realtà è che ci sono soltanto un centinaio di persone che vivono di tennis senza affanni economici. Stiamo solo cercando di dare una voce ai giocatori con una classifica più bassa che stanno cercando di far sapere che non è tutto così splendido nel nostro mondo. Prima di creare la nuova associazione ho parlato con Federer e Nadal, che hanno deciso di non farne parte. Non li sto criticando, si chiama democrazia. Ovviamente sarei felice se si unissero a noi, ma continueremo a sforzarci per creare un’organizzazione che rappresenti tutti come meritano”

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