Il taglio degli stipendi dei calciatori è possibile? Assolutamente si. A dimostrarlo sono i campionati esteri, dove la questione è già stata risolta (in alcuni casi), anche per i top club. Il Barcellona ha infatti raggiunto un accordo preliminare tra il presidente Bartomeu e alcuni senatori della squadra per ridurre gli stipendi in un momento di crisi. L’obiettivo del Barcellona sarebbe quello di trovare un accordo che valga per tutte le squadre europee.

Barcellona
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Il Barcellona dà l’esempio e taglia gli stipendi

In Italia si discute da alcune settimane della possibilità di tagliare gli stipendi dei giocatori per aiutare le società di Serie A (e non solo) ad attutire il colpo scaturito dalla sospensione di tutti i campionati e delle coppe europee a causa della pandemia di Covid-19. Mentre la discussione in Italia si fa sempre più lunga, all’estero qualcuno ha già iniziato a muoversi.
La prima squadra del Barcellona avrebbe deciso di ridursi gli stipendi in accordo con il presidente Bartomeu. Il presidente della squadra catalana ha incontrato Lionel Messi, Sergio Busquets, Sergi Roberto e Gerard Piquè, i senatori della squadra, raggiungendo senza problemi un accordo di massima. Ovviamente si tratta ancora di un accordo embrionale, che verrà presto modificato, ma la novità importante è che sia il club che la squadra hanno compreso le difficoltà del momento e si sono venuti incontro. Il Barcellona è il primo top club in Europa ad arrivare a questa decisione, e la cosa incredibile è che avvenga dopo tutti i dissapori avuti nel corso della stagione proprio tra il presidente Bartomeu e i senatori della squadra, con Messi in primis.

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Il presidente del Barcellona Bartomeu

Il vero obiettivo del Barcellona, e quindi di Bartomeu, sarebbe in realtà un altro, e coinvolge tutti i club d’Europa. L’accordo raggiunto tra il presidente e i giocatori è solo il primo passo per la realizzazione di un progetto ben più ampio. Nei prossimi giorni Bartomeu ha in programma una riunione con l’ECA, l’UEFA e con alcuni membri delle leghe europee, per trovare una formula per ridurre, nel modo più omogeneo possibile, gli stipendi dei calciatori in tutti i paesi colpiti dal virus.

Cosa succede negli altri campionati?

Chiedere un sacrificio ai giocatori in termini di ingaggi per venire incontro alle esigenze dei club travolti – economicamente – dal coronavirus. L’auspicio del presidente FIGC Gravina (“Il taglio degli ingaggi non deve essere un tabù”) è già realtà in altri campionati dove i club, con i tornei fermi e i giocatori a casa, hanno provveduto alla sforbiciata delle buste paga.


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Francia

In Francia, per esempio, il Lione, il Bordeaux e l’Amiens hanno annunciato la disoccupazione parziale per tutti i dipendenti, calciatori inclusi, fino a nuovo avviso. L’Olympique spiega che questa misura è stata presa dopo la sospensione di tutte le attività a causa dell’emergenza coronavirus. I tesserati al momento percepiranno il 70% dello stipendio.

Germania

In Germania sono stati gli stessi giocatori del Borussia Moenchengladbach a ridursi gli stipendi dopo la sospensione delle attività a causa del coronavirus: “La squadra ha offerto parte dei propri ingaggi per venire incontro alle esigenze del club e dei suoi dipendenti – ha detto il direttore sportivo del club, Max Eberl -. Sono molto orgoglioso dei nostri giocatori, il loro è un messaggio forte, vogliono dare qualcosa al Borussia e ai tifosi sempre e comunque”. Il Moenchengladbach, grazie a questa misura, dovrebbe risparmiare circa un milione di euro al mese. Quello del Borussia Moenchengladbach è l’esempio che vogliono seguire anche altri club della Bundesliga.

Svizzera

In Svizzera clamorosa la decisione del presidente del Sion, l’imprenditore Christian Constantin, non nuovo ad atti eclatanti. Il numero uno del club ha licenziato nove giocatori tra cui due vecchie conoscenze della Serie A come Pajtim Kasami, ex Palermo, e Seydou Doumbia, ex Roma. “Siamo stati privati del nostro reddito. Non ci è permesso di offrire loro il lavoro e loro non sono autorizzati a lavorare”, ha detto Costantin a proposito dei suoi giocatori. Secondo il quotidiano Blick, Constantin avrebbe cercato di convincere i giocatori a firmare accordi di breve durata a ingaggio ridotto per far fronte ai problemi economici. Il mancato assenso ha portato alla decisione di licenziare, oltre a Kasami e Doumbia, anche Song, Ermir Lenjani, Xavier Kouassi, Mickaël Facchinetti, Christian Zock, Birama Ndoye e Johan Djourou. Il sindacato svizzero dei giocatori SAFP ha annunciato che combatterà contro i licenziamenti.

Brasile 

Controcorrente, invece, i brasiliani del Flamengo. Con lo stop all’attività calcistica, anche in Brasile ha preso piede il dibattuto se sia il caso, vista l’inattività forzata, di ridurre gli stipendi ai calciatori visto che non si sa quando si potrà tornare in campo. Oltretutto la legislazione brasiliana lo prevede, in base all’articolo 503 del suo codice dei lavoratori, secondo cui un datore di lavoro (categoria in cui sono compresi anche i club calcistici) può ridurre i salari dei suoi dipendenti “fino al 25%, in proporzione allo stipendio di ognuno, per cause di forza maggiore o eventi debitamente comprovati”. Il dibattito è, quindi, già acceso, ma non vi prende parte il Flamengo, campione nazionale e del Sudamerica in carica. Infatti la società carioca ha annunciato di non volersi avvalere di questa facoltà: “non taglieremo gli stipendi né ai giocatori né agli altri lavoratori del club”, ha detto un portavoce.

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